Le “due velocità” di Draghi

Mentre la locomotiva tedesca rallenta, con gli ordini industriali in frenata per la prima volta negli ultimi sei mesi, gli stessi dati sul complesso dell’Eurozona restano intonati positivamente.

Di fronte ad un rialzo dei tassi Usa, praticamente scontato in marzo, e dopo tre settimane di intenso pressing dei membri Fed a supporto delle dichiarazioni della Yellen di febbraio, è ovvio che i destini del rapporto euro-dollaro restino legati alle decisioni che saranno prese dalla stessa Banca centrale Usa e dall’attuazione delle promesse di Trump sul lato della fiscalità e degli investimenti infrastrutturali.

In questo contesto per la BCE sarebbe sbagliato buttarsi in una rincorsa dei tassi, visto il mancato raggiungimento del target di inflazione e a fronte di variabili legate a salari e disoccupazione che restano fattori cruciali per l’avvio del tapering da parte di Draghi.

Peraltro mancano poco più di due settimane ai festeggiamenti per il 60esimo anniversario dei Trattati di Roma e ci si chiede come proseguirà il cammino comunitario. Infatti le voci di un’Europa accomodante “a due velocità” conferma le aspettative di una soluzione di compromesso per rilanciare il progetto europeo e cercare di rinsaldare le politiche messe a dura prova dalla Brexit e dai nazionalismi diffusi.

Prima della grande “festa” del 25 marzo ci sarà però il voto in Olanda, primo vero test della tornata elettorale del 2017 in ambito UE. Come per i titoli degli emittenti francesi si è notata una certa pressione sui prezzi di diversi emittenti, soprattutto sull’obbligazionario, lasciando quindi spazio ai più temerari per opportunità di acquisti a prezzi “calmierati”.

Ciò che abbiamo imparato dal 2016 e di riuscire a gestire i picchi di volatilità legati al rischio politico, notoriamente di breve termine, e fare un’attenta valutazione delle debolezze dei corsi di certi titoli coinvolti nei movimenti indotti dal nervosismo degli operatori e dalla latente incertezza che accompagna i sondaggi, svuotati di valore dalle amare sorprese dalla Brexit in poi.

Anche la deriva “anti-euro” si è ridimensionata, dopo un’attenta valutazione delle difficoltà legislative per Olanda, Francia e anche per l’Italia di gestire un’uscita via referendum. Così il range 1,05-1,08 del cross eur-usd regge bene, sostenuto da flussi in acquisto degli hedge funds, riequilibrati dai deflussi di corporates e asset managers. Intanto sugli altri cambi, prediletti dagli investitori, gli acquisti sono ben ripartiti fra le divise nord europee (NOK corone norvegesi e SEK corone svedesi) e l’onnipresente franco svizzero stretto tra interventi della Banca Centrale e speculazione.

Se il quadro generale dei mercati continua a concentrarsi sulle banche centrali per Mario Draghi diventa sempre più faticoso difendere le posizioni delle BCE dai continui attacchi politici, ma finché l’inflazione core resta lontano dai target non ci saranno novità per la seduta del 9 marzo e la politica accomodante del QE, per quanto diluita, continuerà sino a fine d’anno.

Difficilmente Draghi farà dei distinguo sulla bontà di un dato inflazionistico evidentemente “drogato” dalla risalita del petrolio e delle componenti più volatili dell’indice, ma potrebbe dare qualche segnale dopo che dagli incontri di Versailles l’ipotesi di una UE a due velocità si sta concretizzando ed appare come il male minore rispetto ad una disgregazione, comunque e sempre un grattacapo non facile da gestire per tenere i conti in ordine per la BCE. Insomma, anche Draghi dovrà procedere a “due velocità.

About the author, Claudia Segre

As a financial expert, author, speaker, and the president of Global Thinking Foundation, Claudia Segre believes the only way to build a brighter, more prosperous future is to invest in the financial education of all women and girls.

She uses her platform to fight economic violence, accelerate financial inclusion for women, support female entrepreneurs, and promote the role of fintech in closing the gender gap.

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