Il pachiderma indiano resta in affanno dopo un anno di Modi

Dopo l’annuncio ufficiale della nomina a Presidente della Banca BRICS, la banca di sviluppo dei principali mercati emergenti, di Kundapur Vaman Kamath proveniente dall’Asian Development Bank si attendono le prime mosse del nuovo ente multilaterale che vede riconosciuta nella leadership indiana un ruolo di primo piano.

Indubbiamente a un anno dalla sua elezione il neo Premier Modi sta aiutando l’India a costruirsi un nuovo corso economico e a scrollarsi di dosso il ruolo di secondo piano al quale l’aveva relegata lo strapotere economico cinese.
Essere la più grande democrazia del mondo nei numeri soltanto non basta, e gli innumerevoli casi di corruzione, disagio sociale e violenza perpetrata soprattutto sulle donne nonché gli scontri etnico religiosi hanno ulteriormente offuscato l’immagine del Paese portando tra l’altro anche un danno turistico non indifferente. Anche i flussi di investimento estero avevano fatto rilevare un’inevitabile battuta d’arresto a causa di una burocrazia pesante ed il livello elevato di corruzione poco legati all’immagine di ampia e libera democrazia.

Per questo Modi, forte di prezzi energetici calmierati e inferiori tensioni inflattivi e di budget, aveva cercato di concentrare l’azione del suo Governo su un nuovo piano di liberalizzazioni ed una politica energetica che mettesse al primo posto il ruolo delle rinnovabili, senza trascurare una politica estera favorita proprio dall’appartenenza al cartello dei BRICS.
Purtroppo, come dimostrato dal difficoltoso iter legislativo di due disegni di leggi uno sui beni e servizi e l’altro sui diritti di proprietà e l’acquisizione dei terreni ancora in stallo a causa delle opposizioni, la strada delle riforme per il Governo Modi resta in salita.

Come se non bastasse la recente diatriba tra il Governo e la Banca Centrale sui numeri della crescita economica aumentano le incertezze. Un differenziale di mezzo punto più basso nel 7.8% annuo stimato per il biennio 2015-2016 dalla Banca Centrale complica anche le scelte di politica monetaria, bloccando l’azione sui tassi sino a nuove verifiche su una nuova metodologia nel calcolo del PIL che dall’inizio dell’anno non ha fatto altro che creare confusione sulla pubblicazione dei dati ufficiali.

La rincorsa alla Cina è senza speranza aldilà di un dato della crescita economica leggermente migliore, perché poi gli altri numeri importanti, dal PIL pro capite al PIL totale, sono meno di un quarto di quelli cinesi, a fronte però di una popolazione quantitativamente molto simile, ed a livello di consumi per esempio se gli indiani comprano 2 milioni di auto all’anno, i cinesi ne comprano ben 20 milioni!

La recente visita del Premier Modi in Cina, tesa a rafforzare un nuovo Piano di relazioni bilaterali sulla scia di quella Belt and Road Initiative che è alla base anche del lancio della nuova banca mondiale, si è conclusa con ben 24 nuovi trattati ed ha suggellato definitivamente un’alleanza strategica tra le due più antiche civiltà asiatiche che dovrebbe definitivamente vedere accantonate le diatribe territoriali e definire un nuovo equilibrio regionale stabile e di lunga durata, soprattutto se paragonato alla vicina area centro asiatica e mediorientale. Un punto di ripartenza per il mercato azionario e valutario che dopo un 2014 brillante sono entrambi alla ricerca di conferme in un’annata che aveva tutte le prerogative per riconfermarsi straordinaria, ma ancora non convince aldilà di un Premier che resta forte nei consensi.

About the author, Claudia Segre

As a financial expert, author, speaker, and the president of Global Thinking Foundation, Claudia Segre believes the only way to build a brighter, more prosperous future is to invest in the financial education of all women and girls.

She uses her platform to fight economic violence, accelerate financial inclusion for women, support female entrepreneurs, and promote the role of fintech in closing the gender gap.

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