L’India cerca l’aggancio con la Cina

Finalmente il Primo Ministro Narendra Modi ha raggiunto un obiettivo che lo riscatta da un periodo di grande attività diplomatica e di governo della politica interna , cosa non facile in India , approvando una Riforma Fiscale che ha effetti anche sulla Costituzione stessa.

La GST, Goods and Services Tax , segna la storia indiana introducendo una tassa nazionale sulle vendite di beni e servizi armonizzata su 11 Stati che di fatto riduce ed ottimizza i costi di transazione delle partite commerciali. Dalle previsioni di HSBC da questa riforma l’economia avrà una spinta almeno dello 0,8% per ognuno dei prossimi 3-5 anni.

La tassa tra il 17 ed il 20% sarà fissata definitivamente a breve anche tenendo conto delle prossime elezioni regionali del 2017 e sicuramente se sarà affiancata da un’attività di monitoraggio per il contenimento dell’inflazione segnerà la storia economica del Paese.

Dopo due anni di discussioni parlamentari utili a by passare i limiti costituzionali che legavano le attività del parlamento federale a quelli degli Stati creando un impianto farraginoso e non districabile agevolmente si e’ arrivati ad una condivisione di intenti per un varo definitivo entro il prossimo anno finanziario.

In verità son 70anni che i Governi che si son succeduti in India cercano di uniformarsi alle altre economie occidentali anche su questo aspetto cancellando anni di caos totale tra imposizioni fiscali centrali, statali, infrastatali e locali che di fatto scoraggiavano anche e soprattutto gli investitori esteri.Insomma questa riforma fiscale era uno dei motivi veri che vedevano l’India fanalino di cosa sui flussi di investimento dall’estero, gli FDI, rispetto al PIL e quindi anche in un confronto sempre imbarazzante con la Cina. Gli FDI indiani son sempre stati legati ad un ammontare contenuto ma che dal 2012 ha iniziato a crescere esponenzialmente ed anche il dato del 2015 vede il totale fermarsi ad un terzo di quelli cinesi.

Ora l’India ha veramente l’occasione di superare la Cina e questa riforma innesca un processo di liberalizzazione che scardina le resistenze e i protezionismi locali che son fortissimi e a differenza della Cina son stati di ostacolo ad uno sviluppo armonico del Paese.La reazione delle case di rating appare ancora decisamente tiepida anche perche’ i primi effetti son legati al medio-lungo termine e dato il contesto internazionale evitano di pronunciarsi in maniera azzardata, data soprattutto la distanza temporale dall’entrata in vigore della nuova tassazione. In un momento di revival dei mercati emergenti supportati da flussi di investimento crescenti l’india torna a brillare tra i mercati asiatici e date le difficolta dell’UE e degli Usa per la congiuntura economica e finanziaria  ed il dibattito politico sempre più acceso.

 

Un famoso imprenditore indiano ha commentato favorevolmente il successo di Modi salutando il nuovo “mercato comune indiano” che ha sepolto la situazione da Brexit che si viveva in India a causa degli atteggiamenti opportunistici dei singoli Stati, ritenendo l’immenso mercato interno come una “ caged tiger”….un commento del genere fatto nell’ex colonia britannica dovrebbe far riflettere anche gli stessi europei.

 

 

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