Sol Levante, yen calante

October

20

0 comments

Superata la crisi di Governo torna apparentemente il sereno sul mercato azionario del Sol Levante che ad inizio settimana guida la riscossa asiatica anche a spese del momento di debolezza delle Borse mediorientali e della tempesta trasversale che ha attraversato la scorsa settimana i mercati finanziari internazionali, e più pesantemente quelli europei.

Le dimissioni del Ministro del Commercio e Industria e del Ministro della Giustizia hanno colpito l’elettorato anche perché va a ridimensionare pesantemente le modalità innovative che il Primo Ministro Abe aveva cercato di introdurre per dare spazio alle donne in politica, che in un Paese come il Giappone significava rompere un tabù secolare. I termini dello scandalo son sostanzialmente risibili a quanto trapelato, ed anche rispetto a ciò che il nostro Paese abbia visto negli ultimi decenni, ma si sa che anche il dono di biglietti premio per eventi a sostenitori politici non cambino la sostanza su un uso distorto del denaro pubblico in un Paese “normale” e sia quindi sanzionabile.

Delle tre frecce: deregulation, riforma fiscale e rafforzamento della forza-lavoro lanciate da Abe nel suo nuovo modello tarato su un Paese ad alto indebitamento ed in stagnazione economica prolungata, la prima pare non aver sortito completamente gli effetti sperati perché’ le esportazioni dopo un iniziale abbrivio sulle debolezza dello yen hanno deluso esattamente come i consumi condizionati da elevati costi interni. Il consolidamento fiscale poi, con un aumento dell’IVA ulteriore ancora da discutere entro Dicembre, pare aver ridotto notevolmente le aspirazione di una ripresa economica decisa, e fallita in partenza. Son le corporates che per ora possono in parte festeggiare sul miglioramento dei margini, che coinvolge sia il settore manifatturiero che quello dei servizi. Il radicamento del settore manifatturiero oltre che l’indebitamento sono due punti in comune anche con l’Italia ma sulle tecnologie e l’engineering il gap resta tra Italia e Giappone resta una sfida interessante che potremmo ampiamente vincere. I dati del PIL hanno riportato il Paese alla situazione post Tsunami del 2011 e certamente la mossa fiscale sull’IVA ha inciso parecchio sul dato negativo dell’ultimo trimestre, ma Abe resta saldamente in sella e l’azione di Governo sempre ancorata all’obiettivo di riportare l’inflazione al 2%.

Se per l’azionario le dimissioni della Obuchi , figlia dell’ex Premier e candidata alla sostituzione di Abe, potevano rappresentare una preoccupazione e rimettere in discussione la ripresa del nucleare e quindi le politiche energetiche fondamentali per il piano di rilancio economico per ora cio’ non e’ avvenuto ma sicuramente  si ridurranno  le opportunita’ di manovra per Abe . Dopo 22 anni di declino azionario il Giappone ha visto una concentrazione dell’attività in mano alle prime 200 Corporates del Paese ma negli ultimi due anni bisogna riconoscere che la politica di Abe ha perlomeno favorito un recupero per le PMI legate a produzioni ad alto valore aggiunto, che paiono in parte inesplorate o abbandonate  dagli stessi analisti e che sembrano poter reagire in primis all’attesa ripresa in terreno positivo del PIL.Dal punto di vista valutario il Giappone è stato più volte accusato di essere un manipolatore, peggio ancora della Cina e degli Usa e molti operatori temono che dato il permanere di una situazione economica di stallo una seconda fase di svalutazione inizierà presto,  con un lungo termine fissato a ridosso di quota 120 contro USD. Un connubio tra debolezza dello yen e debolezza relativa del dollaro Usa avrebbe ulteriori effetti negativi per le economie emergenti. Se cosi’ fosse riprendera’ con vigore un  carry trade senza remore….perche’ ovviamente il mercato azionario giapponese si sta avvicinando a livelli tecnici interessanti per una fase di recupero e finche’ il debito continua ad essere detenuto in massima parte dagli investitori domestici .

About the author, Claudia Segre

As a financial expert, author, speaker, and the president of Global Thinking Foundation, Claudia Segre believes the only way to build a brighter, more prosperous future is to invest in the financial education of all women and girls.

She uses her platform to fight economic violence, accelerate financial inclusion for women, support female entrepreneurs, and promote the role of fintech in closing the gender gap.

{"email":"Email address invalid","url":"Website address invalid","required":"Required field missing"}

Join Claudia’s Vibrant Community

Sign up to become a part of conversations that matter

Consent(Required)
This field is for validation purposes and should be left unchanged.

Connect with Me!

>