Putin in difesa di Sebastopoli fa saltare il rublo

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A 25 anni dalla caduta del Muro torna la Guerra Fredda e la Russia si trova nella bufera sugli effetti di una crisi ucraina nella quale pare Putin abbiamo sbagliato ogni mossa, e si è trovato a fronteggiare un effetto boomerang per gli effetti da contagio geopolitico diffusosi anche nelle borse europee. All’apice della crisi il rublo è tornato ai livelli di inizi 2009, la Borsa è scesa in picchiata, il CDS ha allargato in modo evidente e la Banca Centrale che dopo aver speso circa 10 mld di dollari usa delle copiose riserve valutarie in interventi ha dovuto ricorrere ad un rialzo dei tassi di emergenza di 150 bp ai primi di Marzo, nel tentativo di frenare una caduta ulteriore della divisa, innescatasi su un trend già ribassista da tempo.

L’errore fatale di Putin è stato di non rendersi conto come la Russia fosse già sotto osservazione da tempo da parte degli investitori esteri dopo che il deflusso di capitali dai mercati emergenti aveva seppur con un certo ritardo coinvolto anche i mercati finanziari domestici di un Paese forte nelle riserve valutarie e petrolifere ma molto debole strutturalmente e dal punto di vista macro.

Gia’ l’intervento operato a salvataggio dell’ex Presidente Yanucovich lo scorso Dicembre prevedeva una parte di aiuti sul prezzo del gas, per circa 4 mld $,  ed una parte di riacquisto di debito domestico sino a 15 mld di dollari Usa, senza vincoli sull’adesione all’unione doganale ma senza sforamenti sul rapporto debito PIl oltre il 60%, che al momento dell’erogazione era al 40.4%.La situazione creatasi a seguire ha poi colpito al cuore delle finanze  anche la Russia perche’ i deflussi di capitale hanno generato ulteriori perplessita’ sulle banche russe esposte verso l’Ucraina per circa 30 mld di $ come la VTB, Sberbank, VEB e Gazprombank. Come si diceva cio’ porta ad indebolire un quadro economico che vede gia’ il PIL rimanere sotto il 2% ed aumentare il costo di finanziamento all’interno del Paese con una spinta evidente verso depositi in divisa forte invece che in rubli.

D’altro canto anche la discesa in campo degli Usa a fianco del “nuovo Governo ucraino” senza porre condizioni e minacciando sanzioni alla Russia nel tentativo di spaccare il fronte del G8 pare sproporzionato ed evidentemente viziato da una buona dose di opportunismo nel cercare di parare i colpi di una politica estera scarsa di veri risultati sul piano dei fatti e dei risultati economici. Ancora una volta emerge l’incapacità di comprendere il legame della delicata gestione della questione mediorientale siriana con questa partita russo-europea che si gioca tutta sul mantenimento di un ruolo di “paese cuscinetto” che evidentemente sta stretto all’Ucraina, ma è fortemente voluto dalla madre Russia.

Putin appare preso tra due fuochi, e la visione di scenario per molti analisti internazionali non può non considerare la scarsa attenzione all’assenza di un vero processo di liberalizzazione e di riforme per superare uno stato di decadenza delle infrastrutture, servizi sanitari e sociali inclusi,  che e’ molto evidente nonche’ per ridimensionare gli elevati livelli di corruzione e burocratizzazione esacerbati dal permanere di un modello economico industriale obsoleto . Di fronte alla rinascita energetica statunitense il potere economico russo subira’  contraccolpi notevoli quest’anno, e le dinamiche demografiche complicano  ulteriormente un quadro che porta dritto ad un deterioramento del merito creditizio che  metterebbe a rischio anche il livello di investment grade, a meno di un  netto e rapido  cambiamento di rotta della gestione Putin.

About the author, Claudia Segre

As a financial expert, author, speaker, and the president of Global Thinking Foundation, Claudia Segre believes the only way to build a brighter, more prosperous future is to invest in the financial education of all women and girls.

She uses her platform to fight economic violence, accelerate financial inclusion for women, support female entrepreneurs, and promote the role of fintech in closing the gender gap.

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