Putin alla riscossa con la stabilizzazione del rublo

Con il Quantitative Easing della Bce ben avviato i flussi di portafoglio tornano nell’area EMEA, (comprendente i Paesi dell’Est Europa, Medio Oriente e Africa), dopo una pausa di oltre quattro mesi ed i principali catalizzatori di questi investimenti sono i rendimenti allettanti di Paesi come la Turchia, l’Ungheria, il Sud Africa e la Russia.
Tutti Paesi con un rischio idiosincratico evidente ma che particolarmente per la Russia potrebbero rappresentare la più importante scommessa di questa annata all’insegna di una volatilità permanente e di scenari in continuo mutamento dal punto di vista geopolitico.

La Russia ha saputo reagire al pantano nel quale l’aveva portata la questione ucraina rilanciando il suo ruolo con gli alleati di sempre e nella corsa al multilateralismo tra organismi a maggiore influenza Usa, come Fondo Monetario internazionale, Banca Mondiale e organismi multilaterali come Interamerican Development Bank, e la fattiva partecipazione alla nuova Banca dei BRICS, al rilancio dell’Unione Economica Eurasiatica e alla neonata Banca per gli Investimenti Infrastrutturali asiatici insieme alla Cina.
Ed è proprio questo rafforzamento dell’asse russo-cinese che è stato al centro della Conferenza sulla Sicurezza Internazionale tenutasi a Mosca a metà Aprile, nella quale Putin ha tentato di evidenziare la necessità di creare un fronte egemonico che cerchi di arginare l’accerchiamento in atto da parte statunitense con il dispiegamento di difese antimissilistiche, come in Ucraina.

Putin ha poi puntato il dito contro iniziative destabilizzanti, come lo sono state quelle che hanno creato le primavere arabe, che potrebbero coinvolgere il Venezuela e la necessità di creare una vasta cooperazione perché all’instabilità, come si è visto, seguono derive estremistiche e terrorismo diffuso.
Inevitabile quindi che con l’Iran i rapporti siano sempre più stretti anche grazie alla decisione di rimozione della messa al bando della vendita al paese di sistemi di difesa antiaerea, che era in vigore dal 2009. Gazprom poi è tornata a ricoprire un ruolo cruciale di mediazione per l’estensione dei contratti sul gas in Ucraina e nelle negoziazioni di South Stream con Turchia e Grecia. E lo si vede dal fortissimo recupero dei suoi titoli in euro e dollari.

L’attività dei fondi per ora concentrata soprattutto sulle corporates e banche russe in divise forti come EUR e USD, non ha lesinato di accumulare posizioni anche sui governativi in USD e su quelli in divisa locale in una pura ottica di carry trade. Infatti in questo primo trimestre il comparto degli OFZ ha messo a segno una performance dell’8.2% rispetto ad un -10.7% nell’ultimo trimestre del 2014.
L’interesse rimane ancora forte anche sulle scadenze più lunghe tenendo presente un’inflazione al 6% sino al 2016, ed una possibile sovra performance rispetto alle scadenze più corte e agli stessi corporates in divisa locale, che inglobano maggiori rischi endogeni.

Il mercato russo quindi sembra uscito dalla fase più amara della crisi creata dalle sanzioni comminategli da Europa e Usa e grazie anche alle copiose riserve internazionali, che comunque ha eroso nell’ultimo anno di un 30% riportandole ai 310 milioni di dollari Usa attuali.
Ci si avvia verso una fase di consolidamento sul rublo con grande soddisfazione delle banche centrali. Si son viste prese di profitto, infatti, sulle posizioni lunghe di rubli alla fine della scorsa settimana da parte degli investitori esteri in parte compensate dai Retail locali che tornano sul rublo seppur timidamente a comprare sul livello 50 contro dollaro usa.
Questa fascia 50-54 contro dollaro usa dovrebbe tenere sino al meeting della Banca Centrale (CBR) di fine mese che dovrebbe confermare il raggiungimento di un livello di equilibrio soddisfacente.

Le misure poste in essere per soddisfare le esigenze di liquidità delle banche locali hanno messo in sicurezza una situazione che vedeva accrescere anche le difficoltà sul lending a causa della contrazione evidente di attività sull’interbancario internazionale, dove le banche russe si son viste tagliate fuori dal mercato.
Gli operatori si attendono un taglio dei tassi tra 100 e 150 punti base, che permetterà alla Banca centrale russa di contenere un ulteriore apprezzamento della divisa e di proseguire nel guidare questa importante fase di stabilizzazione valutaria ed economica.

About the author, Claudia Segre

As a financial expert, author, speaker, and the president of Global Thinking Foundation, Claudia Segre believes the only way to build a brighter, more prosperous future is to invest in the financial education of all women and girls.

She uses her platform to fight economic violence, accelerate financial inclusion for women, support female entrepreneurs, and promote the role of fintech in closing the gender gap.

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