La “Lunga Marcia” del QE cinese

Non è sempre facile capire cosa accade dietro la Grande Muraglia. Sta di fatto che il mese di aprile si è chiuso con il più evidente calo degli interest rate swap cinesi su base mensile, dal lontano 2008. Si tratta di una evidente reazione alla conferma di un QE cinese di nome e di fatto.

Infatti, dopo due tagli dei tassi di interesse lo scorso novembre, la People Bank of China ha allentato gli obblighi sulle riserve bancarie sia in febbraio che ad aprile, avviando un piano di allentamento monetario con iniziali 175 miliardi di dollari Usa, in aggiunta al quadruplicarsi delle emissioni di bond governativi a livello locale.

Il prossimo dato della crescita cinese è atteso ancora in calo e quindi la Banca Centrale ha deciso di agire con forza e determinazione, avendo ampi mezzi, dato che la Cina è il maggior detentore di riserve internazionali al mondo con oltre 3,7 triliardi di biglietti verdi.

Obiettivo dichiarato è quello di far ripartire la crescita già nel secondo semestre di quest’anno e avviare una ristrutturazione guidata del debito locale volta ad aumentare le attività di lending delle banche a supporto di nuovi investimenti infrastrutturali nel Paese.

Al contempo e dopo aver già subito la sfida della nuova Banca mondiale cinese (la AIIB lanciata un mese fa con ampia adesione di paesi), il presidente Usa Obama preme sugli altri Paesi asiatici per far passare l’accordo Trans-Pacific Partnership entro l’anno, sventolando lo spettro di politiche di “dominio cinese” nonché il rischio di ingenti perdite di posti di lavoro anche (e non solo) nel settore dell’agricoltura per gli Stati Uniti.

La situazione cinese preoccupa solo parzialmente i mercati internazionali, nonostante l’evidente calo del trend del PIL che dovrebbe chiudere il 2015 non oltre il 6.5%. Vi è, in certa misura, una sottovalutazione del fatto che, tra i mercati emergenti, è il Paese con il più elevato indebitamento del settore privato, che in certi casi ha anche causato dei fallimenti. Un esempio per tutti è quello della Shanghai Chaori , la società specializzata in energia solare che ha mancato i pagamenti degli interessi sul debito e che il governo ha lasciato fallire.

Per contro le borse cinesi continuano ad attrarre investitori anche dopo una performance dello Shangai Composite che dalla metà del 2014 è cresciuto del 120%.

La Banca Centrale Cinese non è nuova a queste misure di allentamento ma forse adesso la differenza rispetto al passato risiede nelle cifre messe in campo e nella dichiarata e quanto mai evidente necessità di uscire da una situazione di rallentamento prolungato causato anche in parte dal riassorbimento degli eccessi del mercato immobiliare sia per le case in costruzione che per appartamenti vacanti.

La sistematicità di questo piano di QE che coinvolge il debito locale con l’evidente finalità di metterne sotto controllo l’ingente esposizione, permette inoltre di poter avviare un’attività di swap dei titoli governativi per prestiti a condizioni agevolate piuttosto che come collaterale per operazioni di repo.

Le recenti iniziative monetarie peraltro non rallentano il processo di liberalizzazione in atto, non solo valutario, ma anche sul mercato dei capitali in linea con le finalità stabilite dal dodicesimo Piano Quinquennale (2011-2015) e che prevede per la fine dell’anno ulteriori passi avanti decisivi nella convertibilità dello yuan rembimbi e nella liberalizzazione degli scambi azionari con il programma di connessione delle Borse di Shenzhen e Shanghai a quella di Hong Kong, che inizia a sentire tutto il peso del limite della “Provincia autonoma”.

La strada verso l’inserimento nel basket di divise del Fondo Monetario Internazionale degli SDR Special Drawing Rights ha però come clausola imprescindibile la trattazione pienamente convertibile della divisa già in atto , quindi probabilmente assisteremo a un ampliamento della banca di oscillazione verso USD entro fine anno. Queste manovre di fatto riducono il rischio sistemico derivante dal calo del PIL cinese e aiutano gli altri Emerging Markets anche fuori dal continente asiatico.

Quindi entro meno di 5 anni la Cina avrà completato l’importante cambiamento del modello economico grazie anche agli investimenti nel campo della robotica a tutti i livelli da quello industriale a quello medicale e per la difesa, e con una situazione dell’indebitamento locale e dei debiti insoluti finalmente sotto controllo sarà pronta a sferrare l’ultimo arrocco al re dollaro con uno yuan a dominare la scena delle riserve internazionali mondiali.

Il tutto basato su una Banca Mondiale cinese ed enti multilaterali in partnership che agiscono globalmente per rafforzare ulteriormente il suo ruolo nel commercio mondiale e affrancandosi definitivamente dagli Usa.

About the author, Claudia Segre

As a financial expert, author, speaker, and the president of Global Thinking Foundation, Claudia Segre believes the only way to build a brighter, more prosperous future is to invest in the financial education of all women and girls.

She uses her platform to fight economic violence, accelerate financial inclusion for women, support female entrepreneurs, and promote the role of fintech in closing the gender gap.

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