Borse tra bolle estive e colpi di calore

La bolla del debito greco ha intrapreso una crociera tra le isole del Peloponneso. E anche se nuove elezioni in Grecia potrebbero essere scongiurate, comunque (la bolla) si ripresenterà nei porti europei dopo la pausa estiva, con la solita volatilità e i dubbi su quel che resta della culla della civiltà e la sua effettiva propensione a mantenere fino in fondo gli impegni presi.

Dall’altro capo del mondo, gli effetti derivanti dalla deflagrazione della bolla cinese sull’indice delle PMI sono stati parzialmente recuperati grazie alla reazione del governo, imponente nei numeri e non senza strascichi nel dibattito interno sul piano di riforme e le tempistiche sulla liberalizzazione dei servizi e dei mercati finanziari cinesi.

La Cina resta comunque protagonista dell’estate perché partecipe di un’altra bolla, quella sulle commodity. La mossa a sorpresa, che ha fatto crollare il prezzo dell’oro di un 4% in una sola seduta, vede emergere gli hedge funds cinesi quasi a restituire il “favore” a quegli altri hedge funds – anglosassoni – che avevano agito sulla correzione dei corsi azionari settimane addietro. Volumi straordinari in vendita sul mercato dell’oro hanno colpito come un domino i mercati dei derivati e gli ETF legati al metallo prezioso per eccellenza, che ha definitivamente perso il primato tra i beni rifugio.

Oro e argento sono infatti ai minimi di 5 anni e crescono le posizioni ribassiste, con o senza relativi arbitraggi verso platino e palladio che hanno subito una correzione repentina da metà maggio nonostante la ripresa del settore automotive in Europa e Usa.

Immediata la reazione sulle divise correlate, soprattutto rand sudafricano, dollaro australiano e dollaro canadese, a tutto vantaggio del dollaro Usa ormai proiettato a 1.05 contro euro. Al tempo stesso la sterlina inglese continua a essere tra le divise più richieste, pure dopo il taglio dei tassi della Banca Centrale canadese che ha esacerbato ulteriormente i sentimenti degli operatori che vedono un parallelismo tra la bolla australiana e quella canadese. Già, perché in Canada si può dire che siamo di fronte a una bolla nella bolla. Questo perché allo sboom delle commodities si è unita la bolla sul mercato immobiliare, ben il 40% più imponente nei numeri di quello statunitense. E tenendo conto della relazione tra Canada e USA – visto che il primo è il più importante mercato per l’export statunitense – è comprensibile una certa preoccupazione oltreoceano.

Ma la più ampia “bolla delle bolle”, per gli amanti del genere, è quella sui mercati emergenti che hanno visto le proprie economie drogarsi durante la crisi finanziaria globale dal “denaro caldo” che fuggiva dai Paesi occidentali (sempre più indebitati e in difficoltà) per rifugiarsi sui mercati emergenti. Ciò ha creato il surriscaldamento delle economie e delle divise, nonché altre mini bolle immobiliari in Brasile, Turchia e Filippine, dove si è scatenata la febbre agli acquisti delle classe medie e non solo, in una bonanza che ora fa i conti con economie col PIL in contrazione, una riduzione dei flussi di investimento (attratti dalla divergenza UE/USA) e politiche interne decisamente poco lungimiranti o insostenibili.

A questo punto ci sono solo due strade: o credere nel moltiplicarsi all’infinito di queste bolle e nella venuta dell’Apocalisse oppure iniziare a ragionare su una realtà globale profondamente modificata nei suoi equilibri politico-economici, che ha riportato certi eccessi (vedi BRICS e commodities) a fare i conti con la realtà economica reale che obbliga ad operare scelte di conseguenza e con i piedi per terra. Perché le bolle di sapone si addicono solo ai giochi di infanzia….

About the author, Claudia Segre

As a financial expert, author, speaker, and the president of Global Thinking Foundation, Claudia Segre believes the only way to build a brighter, more prosperous future is to invest in the financial education of all women and girls.

She uses her platform to fight economic violence, accelerate financial inclusion for women, support female entrepreneurs, and promote the role of fintech in closing the gender gap.

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