Affari iraniani: i dissensi arabo-isareliani e non solo

Il dissenso nei confronti dello storico accordo con l’Iran si allarga e gli effetti sul mercato in prima battuta son più negativi che positivi.
Il Segretario alla Difesa Usa Carter è in viaggio tra Israele ed Arabia Saudita per ridurre lo scetticismo degli alleati che non credono al presupposto che l’accordo sul Nucleare porterà ad una pacificazione regionale. Carter offre loro un nuovo piano di cooperazione sulla Difesa da estendersi anche agli altri Paesi del Golfo che si sono uniti al dissenso di sauditi e israeliani.

Qatar, Emirati Arabi Uniti ed anche Egitto son preoccupati per la cancellazione delle sanzioni che di fatto sbloccherà ingenti somme di denaro che inevitabilmente confluiranno verso i ribelli dello Yemen, Bahrain , Libano con Hezbollah sino ad Assad in Siria nel rinnovamento di un patto sciita di sostegno finanziario all’azione terroristica che nelle parole di Bush, fino ad un po’ di tempo fa, era noto come l’Asse del Diavolo.

Il Piano di Azione (JCPOA) firmato a metà luglio dal sestetto, formato dai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e la Germania, con l’Iran non pare avere salvaguardie sufficienti a condizionare lo sviluppo del nucleare iraniano per scopi bellici e sono in molti in Medio Oriente ad essere convinti che la corsa al nucleare subirà un‘accelerazione.
Occorre tenere conto che non i Repubblicani al Congresso Usa ma gran parte delle Forze Armate iraniane (soprattutto le prime linee e la leadership delle Guardie Rivoluzionarie Iraniane-IRGC insieme all’élite delle Forze armate speciali Al-Quds) sono contrari all’accordo, e per motivazioni evidentemente opposte. Così in questa fase di incontri bilaterali che contraddistingueranno l’iter di approvazione definitiva dell’accordo e quindi la sua effettiva implementazione.

Non c’’e dubbio che la cancellazione delle sanzioni porterà sollievo alla popolazione e al business dei paesi occidentali dal settore auto e della meccanica strumentale, per seguire con quello militare ed energetico ma la torta sarà da dividere tra attori di un certo rilievo, Russia e Cina in testa, per non parlare della Gran Bretagna, che lasceranno solo briciole ai paesi dell’eurozona.
Per l’Italia si parla di 3 miliardi di euro in 4 anni nella migliore delle ipotesi!!

La diffusa corruzione, poi, limita lo sviluppo di attività di lungo termine in loco per non parlare di una capillare presenza dei guardiani della rivoluzione in tutti i settori economici rilevanti e delle elevate barriere doganali all’importazione. Di tutti questi aspetti di economia reale nonché delle questioni geopolitiche non si trova nulla nell’accordo che pare più che altro l’ennesima occasione persa per imporre all’Iran una condotta trasparente a fronte degli enormi vantaggi che gli deriveranno dallo stesso.
Gli Iraniani rivendicano inoltre il ritorno alla propria quota di produzione in seno all’OPEC. Così il petrolio resta il principale driver dei movimenti valutari anche per questo semestre, con pressioni significative attese su dollaro canadese e australiano, ma anche su corona norvegese, rublo e peso messicano.

Così anche i Paesi esportatori di petrolio si sono uniti alle proteste contro l’accordo iraniano e oggi si è tenuto un meeting straordinario tra Russia e Arabia Saudita per rivedere le strategie di gestione dei prezzi trasversalmente tra Opec e Paesi non OPEC.
A questo incontro seguirà un altro incontro storico tra Paesi OPEC e Russia alla fine di luglio per cercare di correre ai ripari ed evitare nuovi crolli sul prezzo del greggio.
Perlomeno le scommesse su una nuova fase di dollaro forte sino a 1.05 contro euro troveranno finalmente riscontro e permetteranno interessanti sovra-performance degli assets in dollari Usa, in fondo facendo in parte il gioco degli Stati Uniti e mantenendo così gli investimenti saldamente ancorati al continente americano.

Per chi volesse scommettere sui benefici derivanti da uno sviluppo degli affari con l’Iran, meglio dunque riconsiderare quelle società già accreditate nel paese o che hanno maggiori possibilità di avere ritorni nel medio termine da un riaprirsi del mercato iraniano. Società quotate che perlopiù son situate in Usa, Russia, Cina, UK e Brasile , ahimè per l’Ue.

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