Scuola digitale, educazione finanziaria e lavoro agile: la strada è ancora lunga

La scuola italiana ha fatto sforzi enormi per adeguarsi alle esigenze del lockdown ma per affermare realmente il diritto all’istruzione collegato al mondo del lavoro e alla digitalizzazzione della scuola servono profonde riforme – Global Thinking Foundation dà una mano con un progetto internazionale al femminile per diffondere l’educazione finanziaria in tutta Italia e non solo.

 

 Un Paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per soldi, perché le risorse mancano, o i costi son eccessivi.

Un Paese che demolisce l’istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere.

Italo Calvino

L’esito dei risultati dell’indagine “Financial Literacy in PISA 2018”, pubblicata lo scorso 7 Maggio, sulle competenze degli studenti di 15 anni non lascia spazio a dubbi, se mai ce ne fossero stati e fotografa il livello di competenze finanziarie raggiunto e necessario alla transizione dalla scuola dell’obbligo all’istruzione superiore, al mondo del lavoro ed alla vita quotidiana al di sotto della media OCSE ed in peggioramento rispetto al 2015.

I risultati vedono 1 studente su 5 non possedere le competenze minime necessarie, e gli studenti italiani ottengono un punteggio inferiore a quello di altri Paesi OCSE con uguale punteggio in matematica e letteratura. Inoltre persiste una differenza di genere solo per l’Italia ed altri due Paesi.Gli altri risultati fanno perno su Famiglie ed insegnanti come punti di riferimento primari della propria istruzione oltre a  internet.

L’OCSE incalza ancora nel rapporto Skills Outlook 2019, che afferma che alla popolazione italiana mancano le competenze digitali di base, sia agli studenti che ai lavoratori. E ben 3 insegnanti su 4, il 75,2%, ammettono di aver bisogno di una formazione specifica in campo digitale, leggasi ITC, per poter svolgere la loro professione. Se poi guardiamo ad un esiguo 25% dei lavoratori italiani che utilizzano software da ufficio e ad un 40% che dichiara non essere in grado di fare un uso efficiente dei programmi di lavoro digitalizzati, è chiaro che dobbiamo partire dalle scuole a cambiare programmi rimasti fermi ad esigenze di competenze di decenni fa.

Ma non basta: anche nel quadro di valutazione europeo “Women in Digital”, l’Italia resta indietro su tutti e 13 gli indicatori che misurano l’inclusione delle Donne nei lavori digitali, nelle carriere e nell’imprenditoria.

Secondo gli esperti OCSE , per colmare queste lacune, si dovrebbe adottare un approccio multidisciplinare per dare vita a strategie nazionali per l’educazione finanziaria che supportino i giovani, sfruttando le opportunità che la digitalizzazione offre per veicolare formazione soprattutto in questo contesto emergenziale e che preservino la costruzione di buone abitudini formative finanziarie a livello familiare e scolastico.

Didattica a distanza: “Ma mi faccia il piacere!”

Prima dello scoppio della pandemia secondo l’Agcom il 47% dei docenti utilizzava con frequenza quotidiana strumenti digitali e due terzi delle scuole aveva una connessione in grado di coprire le esigenze dell’inserimento di attività didattiche svolte con strumenti digitali. Inoltre negli ultimi 5 anni l’utilizzo del registro elettronico e’ passato dal 69 all’84% delle scuole. Da questi dati la svolta per l’integrazione e la complementarietà nell’utilizzo del digitale interattivo a scuola a fianco di un approccio più tradizionale pareva una realtà in crescita.

Ma le regioni con scuole che non possono avere o permettersi un indice di connettività vicino alla media, non solo per scarsità di mezzi, ma eminentemente per carenza di “infrastrutture tecnologiche e connessioni a banda larga ”, restano molte: dalle regioni del Sud ma anche a Lazio , Veneto e Sardegna. Il processo di digitalizzazione delle scuole in atto in Italia da più di un decennio e’ stato frenato tra l’altro da due fattori : la mancata piena realizzazione del Piano Nazionale Scuola Digitale del 2009 del Ministero dell’Istruzione, secondo il quale entro il 2020 tutte le scuole sarebbero state dotate di banda larga, ed i ritardi della politica sul Piano Banda Ultra Larga.

Significa, dunque, che l’apparato digitale deve essere funzionale e integrato con l’insegnamento da un lato e con l’apprendimento dall’altro. È inutile possedere strutture digitalizzate o copertura Wi-Fi in tutte le aule se la didattica, come abbiamo visto, rimane ferma sui modelli passati.

Ma attenzione a pensare che la Didattica a Distanza sia la panacea per nascondere sotto il tappeto l’urgenza di affrontare una riforma strutturale e di lungo periodo della Scuola .

La scuola italiana ha fatto uno sforzo enorme per adeguarsi alle esigenze dettate dal lockdown ma occorre una Strategia anche per la Didattica a Distanza , non solo come accessorio di ultima istanza, per non perdere il tesoro di questa esperienza e per un futuro di studentesse e studenti proiettati ad una società inclusiva e sostenibile .

Quando i Diritti diventano Voce ed escono dal silenzio

La diseguaglianza di genere è una realtà nel nostro Paese , alla faccia dell’art.3 e di tutti gli altri articoli della nostra Costituzione dai quali non si trova alcuna giustificazione alle differenze salariali e all’esclusione dal mondo del lavoro o meglio al permanere di ostacoli controproducenti dal punto di vista economico e sociale . E come le altre disuguaglianze, in questa era di “resistenza” al COVID, sono un costo sociale che non possiamo permetterci, perché una ripresa economica vera ha bisogno di tutti.

Un welfare sociale diffuso però, in un Paese ove 12 milioni di contribuenti non hanno pagato l’IRPEF nel 2019, ed il 6% paga il 40% dell’IRPEF totale (con una dichiarazione dei redditi che supera i 50 mila euro), diventa una chimera, ed è ovvio che solo l’allargamento della base imponibile potrà salvarci da una deriva assistenzialista che non genera crescita, nascite e sviluppo in misura sufficiente a recuperare una depressione economica prevista per quest’anno di oltre il -9%.

Le parole di Philip Lane, Capo Economista della BCE, nell’ultima conferenza stampa, hanno reiterato un concetto fondamentale, caro a Draghi e presente come un mantra nei suoi interventi degli ultimi due anni, e cioè che i Governi dovranno agire sulla leva fiscale e sul mondo del lavoro, con aiuti ma anche con riforme lungimiranti.

Sul debito italiano lo stesso economista rassicura tutti sul fatto che per l’Italia, come la Cina ed il Giappone, l’ingente debito quando è detenuto perlopiù dai cittadini (in Italia solo il 30% è in mano agli esteri, il resto è distribuito tra BCE e domestici) non genera pressioni sull’economia. Ma quel fardello, che è stimato per il 2020 debba superare i 45mila euro a testa, e la previsione del raggiungimento del 160% del rapporto debito/PIL, è un’ipoteca sulle teste delle/dei giovani e del loro diritto allo studio e al lavoro.

Il Diritto all’Istruzione è una priorità, e lo abbiamo visto come tale per la maggior parte dei Paesi europei nei quali l’urgenza per un piano efficace che guardasse non solo alle attività economiche e sociali ma anche e soprattutto a quelle scolastiche, è volto a evitare disturbi psico-fisici ai più giovani ed alle loro famiglie, perché la salute è anche questo. E prevedere aperture scaglionate delle scuole misurate ai dati regionali e sociali, per le aree più fragili del Paese, è un atto di responsabilità doveroso che non può essere bypassato con un semplice e illogico: “Riapriamo a settembre forse… magari anche il 1 Ottobre!”. Perché gli annunci privi di fattibilità per testare il popolo nelle sue reazioni non sono degni di un Paese che si dice sviluppato, e rientrante nel G7.

Un piano ambizioso ma serio di riapertura graduale basato su una pianificazione di lungo termine è doveroso e la scarsità di informazioni e chiarezza non crea nè aspettative nè prospettive ma solo sconforto per le famiglie, e soprattutto per le donne che hanno visto raddoppiare il tempo dedicato alla cura.

Conclusioni 

Il Diritto all’Istruzione, con servizi e programmi adeguati all’esigenze del mondo del lavoro, accademico e famigliare, di pari passo con la digitalizzazione della scuola sono due leve importanti di un cambiamento inarrestabile e rispettoso di tutti. Così come l’introduzione dell’educazione finanziaria e delle competenze digitali è il connubio perfetto per favorire un affrancamento delle nuove generazioni nel nostro Paese da dati preoccupanti e inaccettabili.

Certamente aumentare le conoscenze dei giovani è un impegno che ci siamo prese con Global Thinking Foundation, un progetto internazionale che ci vede impegnate sul territorio nazionale e non solo per supportare e lavorare insieme alle famiglie per diffondere un’educazione finanziaria di base partendo dalle ragazze, donne lavoratrici, capifamiglia dedite alla cura per costruire un futuro sereno e non rassegnarsi ad essere alla ribalta solamente come un “ammortizzatore sociale”, quello più a buon mercato!