Brexit, May e il momento della verità mentre la sterlina crolla

Chiacchiere da fine partita ad una cena di beneficenza a Londra con la City che festeggia il fallimento della May e intravede la possibilità di un nuovo referendum .

La sterlina inglese che in soli tre giorni ha perso il 2%, neanche fosse una divisa emergente, è la cartina al tornasole di cosa stia succedendo e la sua debolezza si unisce ad un incremento della volatilità sulle quotazioni azionarie. Una volatilità che rischia di costare cara perché come insegna l’esempio della lira turca quando una divisa si indebolisce la corsa alle coperture valutarie incide sui bilanci delle società quotate ed inevitabilmente sul loro peso specifico in Borsa. Ma ancor di più occorre valutare gli effetti su tutti quei contratti commerciali sui quali la variabile del cambio finisce per pesare sui flussi commerciali futuri e quindi sulla produttività totale.

A ciò si aggiunge un mercato immobiliare in grande crisi non solo per la Brexit ma anche per la fuga dei russi e dei turchi, quindi della fascia più alta di un turismo dai paesi emergenti anch’essi colpiti dagli effetti della guerra commerciale e della vulnerabilità delle loro valute domestiche.

L’ incertezza politica ed i picchi della volatilità accomunano le due sponde dell’Oceano e coinvolgono non solo i mercati anglosassoni ma inevitabilmente anche quelli emergenti. Ed intanto la May assiste impotente alla fuga di alcuni membri del Governo e nelle sue dichiarazioni, a commento del mancato accordo con l’Unione Europea, ha iniziato ad insinuarsi l’ipotesi di un secondo referendum .

La bozza di accordo dei negoziatori britannici di ben 500 pagine non fa breccia e Teresa May ricorre al voto di fiducia, per evitare ulteriori fughe, ma il Governo inglese resta in una situazione di totale paralisi perché anche i sostenitori della Brexit a tutti i costi ormai son ridotti a un terzo del partito di maggioranza.

Il DUP irlandese poi aveva minacciato nuove elezioni ma accortisi di un reale rischio di affermazione di Corbyn e di vedersi penalizzati per aver lanciato una proposta costosa e tardiva, hanno subito ritirato l’ipotesi. Così se il Premier Teresa May appare indebolita non si vede all’orizzonte alcun politico forte di consenso e soprattutto portatore di una strategia o soluzione vincente.

Tra le ipotesi più probabili quindi la cena di cui sopra vede convergere gli operatori sull’idea di una permanenza della May per poter chiedere un posticipo dell’applicazione dell’art. 50 e quindi degli effetti dello storico divorzio ed induca un nuovo referendum per uscire da una situazione che come si paventava sin dal giorno prima della scommessa mancata di Cameron per gli inglesi non porterebbe che guai seri all’economia e ad uno stato sociale già alle corde.

La serata così condizionata da uno stallo della Brexit inaspettato, (visto che il mercato scontava un accordo di massima ma non una crisi politica di questa portata!), e con un governo britannico in crisi è stata un successo perché la raccolta di fondi per i Paesi emergenti ha segnato il record degli ultimi dieci anni, oltre 1,5 ml di sterline inglesi raccolte per dei progetti in India rivolti al l’infanzia, mentre intanto un trader appassionato di oceani spiega come la fauna si è ridotta del 60% degli animali vertebrati in meno di 10 anni.

Come dire le fondamenta della casa sono su una frana ma preoccupiamoci di rifare il tetto per ripararci delle intemperie o, meglio, facciamo un nuovo referendum sulla Brexit lasciando la Ue in balia dell’onda sovranista e senza proteggere la Ue da mille altre Brexit!

 

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