Fed allo sbando, e Fischer saluta

Mentre le promesse di allentamento delle tasse  e nuove agevolazioni fiscali di Trump ridanno tono ai flussi verso i fondi di investimento USA , complice anche il dollaro debole , le banche centrali con in testa la Fed restano ostaggio della politica più che dei mercati. La Banca d’Inghilterra spiazzata dall’inflazione che sulla debolezza della valuta ha raggiunto il 3% ricorre al dibattito interno acceso per mantenere vivi i mercati per un possibile rialzo dei tassi prima del previsto,  ma in effetti e’ solo un prendere tempo data la bagarre interna tra Boris Jonhson e Theresa May sulla Brexit. Il rischio di una crisi politica che sta spaccando i conservatori inglesi non aiuterà il tavolo sulla Brexit e la Premier Theresa May che a Firenze venerdì offrirà un pacchetto di “soli “ 20 mld di eur e cercherà in tutti i modi di tenere una linea moderata per non arrivare alla rottura o a un braccio di ferro con Bruxelles come vorrebbe Boris Jonhson.

E così nell’imminenza della riunione Fed : per la quale le aspettative di un terzo rialzo dei tassi a Dicembre e di tre rialzi nel 2018 resta perlopiù nelle aspettative degli analisti ,  l’attenzione si rivolge agli ormai numerosi posti vacanti nella Fed ed all’uscita anzi tempo di Stanley Fischer , il vice della Yellen. Fischer e’ un personaggio emblematico e storico della Fed, molto rispettato e spalla forte di una Yellen in chiusura di mandato , prevista per il prossimo Febbraio. Dopo Jackson Hole e’ parsa evidente la posizione della Yellen che difende le attuali direttive come difesa della stabilità del sistema bancario americano ed e’ contraria a qualsiasi ammorbidimento delle regolamentazioni , che hanno permesso agli USA di uscire dalla crisi globale con istituti bancari risanati e meno vulnerabili.

Le previsioni di inflazione saranno ridimensionate nel meeting ,così come e’ stato per la BCE, ma il target rimarrà il 2%, in quanto questa fase di debolezza del dollaro usa e’ considerata transitoria.

Per la prima volta in questo meeting la Fed si spingerà con le previsioni sino al 2020  ma l’obiettivo di raggiungimento del target permarrà fissato al 2018.Molto probabilmente anche queste saranno molto caute, perché in questo momento di transizione all’interno della Fed il mandato resta legato ad un contenimento degli effetti distorsivi di mercato, alimentando quindi la percezione di una Fed decisamente più aggressiva in prospettiva, di quanto i dati macro e le proiezioni sui tassi le permettano di essere.

Ma tutta l’attenzione di stasera sarà comunque concentrata su eventuali dichiarazioni sul possibile rialzo di Dicembre infatti queste segnaleranno se c’e’ una preoccupazione evidente per un’inflazione insoddisfacente oppure no da parte della Fed. Che significa semplicemente:  che se si dovesse fare un cenno ad una possibile inazione in Dicembre il mercato immediatamente interpreterà questo come il segnale che la Fed si avvia ad una pausa prolungata dai rialzi dei  tassi,  sia causata dall’ansia per il mancato raggiungimento del target sia anche per le questioni politiche che vedono sempre di più certa l’uscita definitiva della Yellen a Febbraio . Cosi’ i mercati emergenti festeggeranno mentre Trump vedrà tornare la variabile politica preponderante per gli investitori limitando l’effetto a sorpresa legato al suo piano fiscale e teso anche a   distrarre l’attenzione del pubblico dai problemi di bilancio. Se invece si rispetteranno i pronostici rimarrà tutto il dibattito sulle misure non convenzionali e gli effetti sui tassi reali nel prossimo biennio a dominare smorzando le preoccupazioni sempre latenti sul mantenimento dell’indipendenza della  Fed. Una Fed ridotta a tre membri del Board su sette e che da qui Febbraio vedrà nelle nuove nomine , che necessitano il vaglio del Senato sulla proposta della Casa Bianca, e dove ancora una volta Trump sarà protagonista di difficili equilibrismi politici per lui con buona pace del mercato.

 

 

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