Dal Qatar alla Finanza Islamica , Medio Oriente in crisi d’identità

Luglio

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Trump aveva appena avuto il tempo di lasciarsi alle spalle i fasti faraonici del King Abdulaziz Center di Riad che gli echi di un discorso storico, pronunciato davanti ai leader di 55 Paesi islamici , con un richiamo contro il terrorismo e l’invito a isolare l’Iran si sono concretizzati in una frattura indelebile quanto ricorrente tra mondo sunnita e i sostenitori dei Fratelli Musulmani , come il Qatar. Come un domino a fianco dei 3 principali Paesi del Golfo si sono aggiunti l’Egitto, le Maldive e altri Paesi satellite dei sauditi.

L’emirato del Qatar con le sue spinte indipendentiste, la sua criticatissima  TV Al Jazeera di fatto è stato isolato dopo che le dichiarazioni di vicinanza sull’Iran che hanno innervosito le monarchie del Golfo. Rapporti diplomatici, spazi aerei e forniture di alimentari son interrotti e ciò nonostante il Qatar ospiti il comando delle operazioni aeree contro l’IS . La situazione resta estremamente intricata nel Golfo Persico come ha dimostrato l’attentato dell’IS al Parlamento iraniano il 7 Giugno, infatti per gli estremisti islamici gli sciiti sono colpevoli di professare un’eresia. Così lo scontro nel mondo sunnita si intreccia con gli attacchi contro gli sciiti dell’IS e il riaccendersi del fronte afgano a causa di una pesante offensiva dei talebani.

La Borsa del Qatar ha perso nella prima quindicina di Giugno l’8,5% e le attività dei mercati finanziari hanno subito una battuta d’arresto sui volumi incrementando subito la volatilità.

Emblematico il crollo di due sukuk , le obbligazioni sharia- compliant vendute da società immobiliari e banche e privati, emessi da Ezdan Holding Group che hanno perso il 10% crollando al prezzo di 92 dopo gli interventi sul rating della casa di rating S&P che ha abbassato di un gradino ad AA- il merito di credito sovrano mantenendo l’outlook negativo. Queste obbligazione “islamiche” hanno un rating ben inferiore al Paese a BBB- e Ba1 per Moody’s e nonostante la garanzia reale hanno subito una pesante correzione dovute ai prestiti sottostanti a questo tipo di operazioni e al piano di trasformazione societario. Ezdan e’ un Gruppo importante ed e’ il secondo sul mercato azionario in termini di capitalizzazione.

Questa  commistione tra corporates quotate sul mercato azionario ed emittenti di obbligazioni rischia di essere molto onerosa per il sistema Paese ed e’ il tallone d’Achille della finanza islamica diffusa perlopiu’ nei Paesi islamici , ed i cui tentativi di diffusione in Europa e in Gran Bretagna son falliti mostrando i limiti di un segmento che e’ rimasto una nicchia a livello di volumi, inferiore al 5% della finanza convenzionale e con dei rischi di contagio interno e sistemico  tra mercato a reddito fisso e mercato azionario notevoli , dato anche la dimensione limitata delle economie dei Paesi dove e’ più diffusa. Il problema non risiede solo nella scarsa redditività delle banche islamiche ,con eccezioni relative a Malesia e Indonesia, ma anche al non volersi assoggettare alle normative di tutela internazionale che sono ormai richieste a tutte le banche dopo il caso Lehman, in termini di trasparenza , garanzie e accantonamento di capitali sugli asset rischiosi. Solo certi adattamenti di “sportelli islamici “  in Australia , Cina e Stati Uniti hanno potuto mantenere livelli di servizio competitivi ma legati ad una clientela sempre contenuta nei numeri rispetto alle aspettative.

Come dimostrato anche dal caso della DanaGas, il più grande produttore indipendente di gas naturale, che negli Emirati Arabi Uniti a causa dell’atavico problema della mancanza di uno Sharia Board globale e quindi di un giudizio univoco sulla struttura delle obbligazioni si trova costretta a ristrutturare i suoi bond con un impatto sui profitti notevole , solo per motivi “religiosi” di compliance e quindi a danno degli investitori.

A poche settimane dal G20 la questione mediorientale resta in Agenda e come pare evidente la situazione sempre più complessa, una matassa difficilmente districabile dove ideologia, finanza ed effetti globali necessitano un accordo forte per evitare un implosione che porti a nuovi focolai bellici e peggio ad un contagio finanziario tra Paesi che devono sostenere bilanci di Stato sempre meno supportati dalle entrate petrolifere.

About the author, Claudia Segre

As a financial expert, author, speaker, and the president of Global Thinking Foundation, Claudia Segre believes the only way to build a brighter, more prosperous future is to invest in the financial education of all women and girls.

She uses her platform to fight economic violence, accelerate financial inclusion for women, support female entrepreneurs, and promote the role of fintech in closing the gender gap.

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