Fuga dagli emergenti, dal Brasile al Venezuela

L’arresto dei flussi verso i mercati emergenti registrato da metà Maggio riflette un acuirsi delle tensioni politiche per alcuni dei Paesi sui quali soprattutto per gli investimenti in divisa locale gli investitori erano alla ricerca di alternative distanti dal contagio deflazionistico che pare diffondersi tra Europa e USA. Con i mercati azionari condizionati da una volatilità persistente gli unici asset che hanno dato qualche soddisfazione agli investitori dall’inizio dell’anno sono l’oro e il petrolio.

Le difficoltà di stare al passo con la produzione in Paesi come Canada , Nigeria e Venezuela , gli ultimi due alle prese con una crisi economica sempre più grave , ha ribilanciato le quotazioni sui contratti forward riportando i prezzi a ridosso dell’obiettivo di quest’anno fissato a 50 dollari Usa.Immediate le reazioni da oltreoceano con le voci sempre più insistenti di una Fed sugli scudi pronta a intervenire nei prossimi mesi e prima delle elezioni presidenziali di Novembre. Resta l’incognita cinese che con gli ultimi dati conferma un rallentamento al 6,5% annuo del PIL.A conferma poi che non bisogna mai dare nulla per scontato da notare sul segmento commodities un evidente “decoupling”  ,e  quindi separazione della correlazione, che sino ad ora aveva visto petrolio e acciaio appaiati ma dalla seconda metà di aprile quest’ultimo ha perso il 25% mentre il petrolio ha guadagnato l’8%, proprio sulla conferma di dati non brillanti per la Cina.

In un Brasile così attento al destino del greggio si sta vivendo una preparazione alle Olimpiadi senza grande sfarzo a causa della sospensione del mandato del Presidente Dilma Roussef dopo il voto delle due Camere che hanno sancito un periodo di impasse politica dove si tenterà di costruire un futuro Governo che prenda le distanze dalla ”madre di tutti gli scandali” e riprenda la strada delle riforme . Si riparte così dall’Amministrazione del Vice Presidente Temer per consolidare un rally che ha visto la borsa brasiliana come la migliore dei mercati emergenti con una performance del 20% in dollari Usa e di quasi il 30% in divisa locale.

Discorso decisamente opposto per la Turchia che non ha avuto modo di approfittare dei prezzi calmierati del greggio e che sta vivendo un momento di crisi politica evidente dopo l’abbandono del Premier Davutoglu. Il 22 Maggio ci sarà la Convention del Partito AKP che per adesso tiene salde le redini del potere . Il Presidente Erdogan  in attesa di avere un Primo Ministro ,nuovo e maggiormente allineato sulle sue posizioni, sta spingendo alla definitiva approvazione  una sostanziale modifica all’immunità parlamentare che metterebbe in crisi il partito curdo recentemente entrato in Parlamento e aprirebbe alla possibilità di arresti incondizionati per un supposto appoggio al PKK , il partito dell’estremismo curdo. Le ambiguità della politica estera sono note ma ora senza più un garante “diplomatico “ verso l’Occidente il patto sui migranti con l’UE rischia di saltare e gli investitori esteri e domestici prendono il largo dagli investimenti in divisa locale.

Per il Venezuela invece il greggio più che una benedizione è diventata l’ultima spiaggia, insieme all’aiuto cinese, per evitare il tracollo senza appello . Il Paese è ormai nel caos più completo con un Presidente Maduro che lungi dal lasciare il potere ha sferrato l’ultimo colpo di coda con un impeto rivoluzionario e creando una situazione che sfocerà in una rivolta sociale interna  dove l’esasperazione della popolazione e’ stata portata allo stremo dalla mancanza di beni di prima necessità  e dal razionamento energetico.Stessa preoccupazione per la Nigeria ,  ma che in questo momento vede un Governo stabile e gli aiuti internazionali attivi da parte di Francia e Stati Uniti soprattutto . In questo caso il caos e’ disseminato dalle forze terroristiche di Boko Haram che operano nella regione sahariana e subsahariana seminando terrore e peggiorando una situazione già al limite dell’emergenza umanitaria , per non parlare dei rapporti sempre piu’ stretti con le cellule operative di ISIS approdato in territorio libico.

Sullo sfondo del trend positivo del petrolio si muovono le alterne vicende di Paesi che non trovano pace e che inevitabilmente gettano un’ombra su un recupero stabile degli indici sui Paesi emergenti nel loro complesso, infatti tranne alcuni mercati asiatici e dell’Europa dell’Est come la Russia,  il resto del mondo emergente sta soffrendo di una disaffezione di investitori che in un contesto volatile e instabile sono restii ad aprire nuovi investimenti su uno scenario politico economico dove le certezze e la visione di lungo termine manca di concretezza e di spunti interessanti in termini di redditività rispetto al rischio percepito sul capitale.

 

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