Stagnazione secolare, no grazie…

Novembre

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Da quando nel 2013 Larry Summers iniziò a teorizzare sulla stagnazione secolare son passati solo un paio di anni, e quello scenario fatto di crescita globale stagnante a causa della scarsità di investimenti da un lato ed eccesso di risparmi accantonati improduttivi dall’ altro, ora torna al centro del dibattito internazionale.
I flussi di ritorno dei disinvestimenti nei Paesi Emergenti ancora non hanno trovato un approdo ed anzi dopo 4 mesi di deflussi , alla fine di Ottobre si è visto qualche timido segnale di ripresa subito frenato dalla deriva repressiva del Governo di Erdogan in piena campagna elettorale e dal complicarsi del quadro politico brasiliano. Per contro i flussi di investimento più in generale si son comunque ridotti anche per i Paesi del G7 complice un cambiamento strutturale in atto da tempo con la robotica e l’automazione sempre piu’ diffusa dei processi industriali . Cosi’ son cambiate anche le dinamiche di delocalizzazione nell’ ultimo quinquennio.
Parte di questi flussi di investimento alla ricerca di un “porto sicuro” si son concentrati in parte sui titoli Usa soprattutto dopo che le aspettative di rialzo dei tassi si son proiettate al 2016 , lasciando solo una probabilità del 50% ancora legate ad un rialzo a Dicembre , e poi sui Governativi periferici visto che si parla sempre più insistentemente di un prolungamento del QE europeo.
All’ex Tesoriere Usa ha risposto in più occasione l’ex Governatore della Fed Bernanke , sul lato dei tassi reali negativi, insistendo sull’impossibilità che questi restino negativi a lungo onde innescare bolle finanziarie devastanti. Un periodo di tassi negativi come quello che stiamo sperimentando è comunque un fatto assolutamente nuovo per le Banche Centrali di conseguenza anche le ricette di politica monetaria assumono valenza differente dallo standard.

Nel braccio di ferro tra i due all’affermazione di Bernanke che il QE funziona in pratica, ma non in teoria prontamente Summers ha risposto che i tassi reali negativi son un fenomeno che si osserva in pratica, ma non sempre nella teoria , e ha dimostrato che negli ultimi 15 anni gli Usa si son trovati in questa situazione per il 30% del tempo. Entrambi hanno ragione perché in pratica quando il tasso “risk free” dei governativi è negativo, come in questo momento sperimentiamo sul BTP a 2 anni, i prenditori privati pagano comunque un tasso positivo, e così le tesorerie delle Corporates , ed anche quelle più quotate o con rating elevato. Infatti, Bernanke si è affrettato a spiegare che secondo lui si può intravvedere uno scenario di lungo termine sui tassi negativi di 10-15 anni ma non permanente e Summers per non essere da meno ha corretto il tiro parlando anche di una situazione dei tassi reali molto bassi per periodi prolungati e non permanentemente.

Insomma entrambi sono giunti ad un rispolvero dell’analisi della situazione del Giappone dalla fine degli anni 1990 per traslare questa esperienza su ciò che si sta sperimentando in Europa, e che in parte gli Usa hanno già vissuto. Ma ciò che distingue le due posizioni è l’accusa di Bernanke a Summers di fare un’analisi limitata e di non valutare il posizionamento della stagnazione “di lungo termine” in una dimensione globale dove le opportunità di investimento tra i continenti nonostante la crisi dei mercati emergenti restano molteplici.
Certamente se aggiungiamo alle azioni recenti delle banche centrali un’ introduzione nella produzione sempre piu’ crescente di tecnologie avanzate in concomitanza con la frenata dell’economia globale è come se avessimo spinto al massimo sulla nostra capacità di produzione senza fare i conti con una saturazione dei bisogni che i momenti di crisi aiutano a percepire molto lucidamente . Se vogliamo poi anche mantenere certi elevati margini non ci sarà spazio per una crescita dei consumi ed anche l’effetto sostituzione dei beni non più cosi durevoli verrà meno.

La stagnazione secolare così avrà buon gioco e dinamiche monetariste e finanziarie si uniranno a quelle economiche reali senza via di uscita . Cio’ vale dalla produzione di auto a quella di carne senza distinzioni se non quella di interrogarci sul reale benessere dell’Uomo globalizzato d’oggi. Poi i mega surplus commerciali cinesi e dei BRICS non ci sono piu’ e inevitabilmente fattori reali e finanziari dovranno essere gestiti tenendo conto del mutamento in atto altrimenti dovremo dar ragione a Summers e Bernanke e rassegnarci a questo nuovo trend secolare non esattamente esaltante.

About the author, Claudia Segre

As a financial expert, author, speaker, and the president of Global Thinking Foundation, Claudia Segre believes the only way to build a brighter, more prosperous future is to invest in the financial education of all women and girls.

She uses her platform to fight economic violence, accelerate financial inclusion for women, support female entrepreneurs, and promote the role of fintech in closing the gender gap.

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