TUNISIA, UN NOBEL PER LA RIPRESA POLITICO ECONOMICA

Ottobre

30

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L’assegnazione per il Premio Nobel per la Pace 2015 al Quartetto del dialogo nazionale tunisino, (formato da: sindacato Ugtt, la confederazione degli industriali Utica,la lega dei diritti umani Ltdh e l’Inoa l’ordine nazionale degli avvocati), con la motivazione ““per il suo contributo decisivo alla costruzione di una democrazia pluralistica nel Paese, sulla scia della Rivoluzione del Gelsomino del 2011“ suona come un paradosso per questo 2015 che vede un Governo di unità nazionale affrontare con mille difficoltà gli effetti economici devastanti della minaccia terroristica e per chi ha ancora di fronte le immagini della spiaggia di Sousse con i 38 turisti morti .
In questo tentativo di transizione democratico la forza della societa’ civile e’ certamente un fattore di distinzione rispetto ad altri Paesi dell’area che non hanno saputo capitalizzare e quindi raccogliere il testimone delle primavere arabe.E’ indubbio che come registrato da Pew Research Center ed ancora prima da Gallup l’area magrebina e gran parte del Medio Oriente vorrebbe la sharia come legge di Stato, come dimostrato anche dalle recenti elezioni in Marocco. Ciò alimenta un dibattito nel mondo musulmano sul ruolo della religione nella vita pubblica e sulla presenza di rappresentanze religiose nei Governi. E se l’Isis retrocede anche in Tunisia dopo le sconfitte in Siria grazie all’intervento russo restano sul terreno le incognite derivanti dall’esito di spaccature ideologiche che si riflettono sulla stabilità politica del Maghreb.
Nel rapporto del FMI del 14 Ottobre seguito alla sesta revisione per il prosieguo del piano di sostegno finanziario alla Tunisia si sottolinea come l’implementazione delle riforme , soprattutto in ambito bancario, fiscale e di gestione del bilancio di Stato permetteranno l’esborso della tranche prevista di oltre 300 milioni di dollari usa prevista a fine mese.Una boccata d’ossigeno per un economia verso la quale l’Italia ha grande interesse soprattutto per l’export di meccanica strumentale e macchine per l’agricoltura.
I dati macro fotografano un’economia che dopo la buona ripresa economica iniziata nel 2011 ha subito una battuta d’arresto nel primo semestre 2015 con una contrazione del PIL all’1.2% su base annua.Il calo del turismo insieme al crescere delle importazioni ed il calo dei prezzi del petrolio ha pesato sul deficit portandolo all’8.8% gia’ a fine 2014, il piu’ alto dato dal 1980.Nel 2015 l’aumento dell’export di olio d’oliva e il minor costo sull’approvvigionamento energetico stanno contenendo il deficit ma e’ la voce turismo che langue in perdita dopo i due attentati del Bardo e di Sousse.
L’emissione dell’obbligazione governativa al 5.75% a 6 anni ha aiutato a consolidare il livello delle riserve internazionali a ridosso dei 7 mld di dollari usa con un incremento netto da inizio anno dell’8%.Mentre il deficit fiscale ridottosi al 3.3% nel 2014 grazie ad una raccolta fiscale soddisfacente e’ scivolato al 4.2% quest’anno anche a causa di un incremento dei salari. >Molto c’e’ ancora da fare per ricapitalizzare un sistema bancario fragile, con i NPL al 15.8% , e trasferire risorse alle PMI e rimettere in moto una dinamica efficiente di crescita economica .
Il sostegno degli organismi multilaterali e dell’FMI sono fondamentali per la stabilizzazione politico economica del Paese che si conferma in un rating BB e con i credit default swap che son cresciuti nuovamente sopra i 300 punti base , a 330 punti base , ma lontani dia picchi a 462 bp del giugno 2013. La scommessa sulla Tunisa non e’ ancora vinta ma i presupposti per un recupero economico dipenderanno molto dal nuovo Governo e dalla sua capacita’ di agire fattivamente sulle riforme avendola vinta su una minaccia terroristica devastante per lo stesso panorama islamico che si affaccia su un Mediterraneo sempre piu’ instabile e che dalla fermezza di Egitto e Tunisia potrebbe trarre una speranza di argine al dissesto economico e di riequilibro per la grave situazione libica.

About the author, Claudia Segre

As a financial expert, author, speaker, and the president of Global Thinking Foundation, Claudia Segre believes the only way to build a brighter, more prosperous future is to invest in the financial education of all women and girls.

She uses her platform to fight economic violence, accelerate financial inclusion for women, support female entrepreneurs, and promote the role of fintech in closing the gender gap.

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