Dai BRIC alle MINT come cambiano i Mercati Emergenti

Gennaio

14

by Claudia Segre // in

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Le prime rilevazioni dell’anno sui flussi che si muovono verso i fondi di investimento confermano la tendenza a privilegiare i mercati sviluppati (DM) a quelli emergenti (EM). E per questi ultimi i flussi vs fondi azionari emergenti tenderanno a sovraperformare quelli su titoli obbligazionari, anche in local currrency. Finito il “traino a quattro” dei BRIC, solo la Russia resta nelle previsioni più positive degli analisti internazionali a grande maggioranza. Così si esplorano nuove tendenze e soprattutto si inizia a fare valutazioni sempre più puntuali evitando di indirizzare gli investimenti sui Paesi emergenti in blocco e per continente di appartenenza.

Fanno il loro esordio nel lessico finanziario le economie rappresentate dall’acronimo MINT sono: Messico, Indonesia, Nigeria e Turchia. In comune hanno favorevoli dinamiche demografiche e prospettive economiche che permettono di prevedere tassi di crescita economica crescenti. Sin qui le assunzioni dell’inventore del termine BRIC che si lancia in un’altra sperticata impresa filologica però dagli esiti meno scontati, anche e soprattutto perché’ il contesto su questi mercati si è radicalmente modificato e le analisi “massificate “non sono più efficienti come al tempo dei fantastici BRIC.

Attualmente i flussi di investimento verso i MINT sono solo poco più del 10% di ciò che viene diretto ai BRIC e soprattutto sulla Nigeria si gioca una scommessa che è ben al di là di essere una certezza. Alti tassi di crescita spesso nei Paesi africani sono anche legati a situazioni di instabilità politica ed il trend positivo iniziato nel 2006 sui Paesi dell’Africa subsahariana pare essersi esaurito. Inoltre  parte del Maghreb resta  in difficoltà e alle prese con gravi guerre tribali interne , soprattutto Libya e Tunisia, ed Egitto e  Sudafrica che restano  sotto pressione politicamente ed in vista di prossime elezioni, quindi siamo ben lontani dal poter parlare di un nuovo continente dalle potenzialità simili al boom cinese dell’ultimo decennio, uniche eccezioni da prendere in considerazione , ma con tutte le difficoltà’ del caso di accesso degli investimenti restano: Angola , Ghana , Marocco, Zambia e Mozambico. Bassa produttività e carenza di competenze non permettono di fare passi avanti per cogliere rapidi miglioramenti nel settore primario dominante nonché’ per ciò che riguarda la possibilità di maggiore efficienza nello sfruttamento delle risorse naturali e nella fornitura dei servizi pubblici.

A conti fatti solo Indonesia e Messico rappresentano due alternative interessanti per una diversificazione verso due modelli economici molto differenti ma che sembrano voler sconfiggere la nemesi da tapering Usa che ha afflitto le altre divise locali emergenti. L’Indonesia , come molti altri Paesi asiatici, affrontera’ quest’anno una tornata elettorale , con le presidenziali di Luglio, che di fatto non muta un quadro implementatosi con le riforme attuate dal Presidente Yudoyono e con un piano di investimenti di ampio respiro che dovrebbe conslidare i risultati economici soprattutto per il delicato ruolo delle risorse naturali per un PIl atteso al 6% quest’anno ed ampie riserve internazionali che assicurano una copertura sulle importazioni pari a oltre 6 mesi. Un Paese che dovrebbe consolidare quindi un merito  creditizio investment grade . Anche il Messico e’ una realta’ investment grade che come l’Indonesia vede tra  i maggiori problemi quello della corruzione e della burocrazia.Il Governo del Presidente Pena Nieto e’ molto forte e in due anni ha completato iniziative sui settori piu’ sensibili per attrarre flussi di investimento , (energia, telecomunicazioni , sicurezza e fisco), con grande successo , soprattutto nel caso della liberalizzazione del comparto energetico. Con un sistema bancario solido e infrastrutture da Paese avanzato , il Messico appare come una delle carte vincenti del 2014.

Cosi’ per Nigeria e Turchia volatilita’ e incertezza politica rimarranno ancora i principali condizionamenti soprattutto per gli aspetti valutari legati agli investimenti che necessitano di grande oculatezza.Insomma i MINT si affermano tra luci ed ombre e non potranno replicare cio’ che i BRIC hanno acquisito all’interno del G20 come posizione politicamente  di rilievo, ne’ i numeri che ne hanno contraddistinto le dinamiche di sviluppo economico nell’ultimo decennio.

About the author, Claudia Segre

As a financial expert, author, speaker, and the president of Global Thinking Foundation, Claudia Segre believes the only way to build a brighter, more prosperous future is to invest in the financial education of all women and girls.

She uses her platform to fight economic violence, accelerate financial inclusion for women, support female entrepreneurs, and promote the role of fintech in closing the gender gap.

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