Un cigno nero si aggira in Sudamerica

Con il segmento dei mercati emergenti messo sotto stretta osservazione dai gestori dei più importanti fondi dedicati per l’allocazione strategica del 2014, dal punto di vista elettorale inutile nascondersi che i prossimi 18 mesi saranno ricchi di eventi che non ne diminuiranno la volatilità. I Paesi maggiormente esposti al rialzo dei rendimenti su US Treasury avranno elezioni e tra questi: la Turchia, il Brasile, l’Indonesia, l’India ed il Sudafrica, per non parlare della tornata elettorale del 2015 in Argentina. Le istanze sociali che hanno coinvolto recentemente Egitto, Ucraina e Tailandia potrebbero alimentare ulteriori test dei Governi in carica e quindi sulla tenuta strutturale di questi Paesi.

Le voci di default che accompagnano spesso queste situazioni paiono particolarmente fondate su due colossi del continente latino americano come Venezuela e Argentina, da tempo in difficoltà e con macro in continuo deterioramento. Anche l’accordo preliminare extragiudiziale recentemente raggiunto sull’affare Repsol – YPF, nel quale il Governo argentino ha proposto un rimborso di 5 mld di usd per l’esproprio delle quote di maggioranza che erano detenute dalla spagnola Repsol nella società petrolifera domestica YPF, pare oneroso,  anche se si basa sul rilascio di titoli di Stato a 10 anni , ma con un tasso dell’8,5%!!Difficile valutare i macro del Paese visti i dati molto opachi e storicamente inattendibili, si parla quindi nelle stime di JP Morgan di un 26% di inflazione, contro l’11% ufficiale,   e di un 3% di crescita del PIL nel 2013, rispetto al 5.6% del Governo,  che si ridurrà al 0.2% nel 2014.

La Presidente Kirchner ha effettuato l’ennesimo rimpasto di Governo, dopo la sua convalescenza, ed ha rilanciato il Progetto dell’Unita’ per la ristrutturazione del debito. Un nuovo ente affidato al Ministro Lorenzino che con il doppio incarico nei confronti dell’UE dovrebbe riaprire i colloqui con il Club di Parigi.Le prossime Presidenziali del 2015 sono meno lontane di quanto sembri e traghettare il Paese sino a tale data pare un compito improbo. Basti vedere cosa sta accadendo con lo sciopero della Polizia in questi giorni.

Non molto diversa e’ la situazione in Venezuela. Già 8 mesi fa avevamo citato la fine dei fasti della rivoluzione bolivariana guidata da Chavez e i dubbi sul Governo Maduro di fronte ad un’evidenza di un ‘economia strettamente dipendente dall’export petrolifero, che rappresenta peraltro il 90% delle esportazioni totali e oltre il 50% delle entrate fiscali. Con un’inflazione al 30% e riserve valutarie ridottesi a meno di 20 mld di dollari Usa equivalenti a soli 4 mesi di import. Non stupisce il posizionamento del Paese al 180esimo posto su 183 nella classifica Doing Business che va a braccetto con il 165 esimo posto su 183 su Corruption Index.Infatti gli eccessi su corruzione e burocrazia sono un freno a qualsiasi opportunità di usare gli investimenti, comunque disincentivati dalla situazione instabile, per sostenere una crescita che nel 2013 che non arriverà probabilmente allo 0.5%.

Le difficolta’ del Governo Maduro sono evidenti , dai continui blackout all’incapacita’ di affrontare la situazione economica se non invocando la legge che lo abiliterebbe a poteri speciali da parte dell’Assemblea Nazionale , come fece gia’ il suo mentore Chavez piu’ volte. Il ricorso poi , similarmente a quanto detto sull’Argentina, all’utilizzo delle obbligazioni della società petrolifera PDVSA per i pagamenti in valuti verso creditori esteri la dice lunga sulle difficoltà’ a far quadrare i bilanci.Il Paese convive da tempo con il razionamento elettrico e subisce continui blackout per ampie aree del Paese, cosi’ anche il sentimento popolare nelle prossime municipali dell’8 Dicembre nelle quali si andranno ad eleggere ben  335 Sindaci, 2.435 Consiglieri municipali, 69 rappresentanti delle comunità indigene e due Sindaci metropolitani sara’ difficilmente a favore di Maduro.Infatti nonostante azioni di repressione contro l’opposizione, questa ha rafforzato i suoi consensi nelle zone piu’ industrializzate del Venezuela e quindi nelle classi più abbienti ed anche nella classe media. Due Paesi a rischio default con un mercato valutario che vede un diffuso mercato nero e quindi scambi sul lato domestico che si raddoppiano tra spot ufficiale e cambio non ufficiale, situazione aggravatasi dalle rispettive svalutazioni delle divise locali.

La decade d’oro delle bilance commerciali brillanti che riflettevano l’enorme impeto all’export dei Paesi emergenti latinoamericani , grazie soprattutto a scambi sud-sud tra quelli della stessa area , è alle spalle. E per molti di questi Paesi come il Brasile e’ venuta l’ora di misurarsi con gli altri Paesi avanzati con fragilità simili e problemi strutturali ancora da risolvere. Se Peru’, Cile, Colombia e Messico restano rafforzati pur nelle specifiche socio economiche di sempre, certamente Argentina e Venezuela son fuori dai giochi e totalmente in mano a governanti che sembrano maggiormente impegnati a mantenere salde le proprie posizioni che a mettersi in gioco per il bene dei loro Paesi, impegnandosi al meglio per evitare ciò che sembra sempre di più come  l’inevitabile .

Leave a Reply