Competitività e fisco domineranno sul rischio sovrano Di Claudia Segre

In uno scenario globale dove la crescita Usa, nonostante i buoni dati sull’occupazione, risulta insufficiente e la ripresa UE perlomeno tardiva, sono la competitività e la pressione fiscale che domineranno e faranno selezione nel 2014 sul rischio sovrano.

Da un lato l’Olanda, schiacciata da una bolla immobiliare, perde la AAA, lasciando solo a Germania, Lussemburgo e Finlandia di potersi fregiare della medaglio d’oro del merito di credito.Dall’altro lato la Spagna offre lezioni “post austerity”, con l’intervista odierna Del Premier Rajoy, a soli 6 mesi dal giro di vite che il Governo ha saputo dare superando scandali e scetticismi e distanziandoci anche sullo spread verso Bund in via definitiva. Nonche’ raccogliere prima da  Moody’s e dopo da S&P il  miglioramento sull’outlook che passa da negativo a stabile per la Spagna.

Olanda , Spagna, Irlanda e Grecia vittime di bolle immobiliare che ora vedono l’Olanda con un rapporto tra mutui immobiliari e PIL  oltre il 110%, come il piu’ alto d’Europa . Mentre Spagna , Irlanda e Grecia hanno saputo gestire questo fattore di crisi con una svalutazione interna, secondo il modello tedesco che caratterizzo’ l’iniziativa dell’allora Cancelliere Schroeder denominata Agenda 2010,( lanciata nel 2003 dalla colizione SPD/Verdi al potere), e che ha permesso alla Germania di trovarsi oggi in condizioni piu’ salutari del resto dei Paesi UE e con un tessuto economico preservato dai rischi default.

I successi che hanno supportato le aste spagnole, irlandesi e greche hanno visto una progressiva riduzione dei rendimenti e quindi degli spread verso Bund a tangibile dimostrazione che si puo’ uscire dal guado della recessione con determinazione. E quelle scuse sulle manovre per l’austerity con annesso ringraziamento alla popolazione fatte da Rajoy,   suonano come un’aria di cambiamento nei rapporti tra politica e Paese, che in molti  vorrebbero sentire anche dai nostri politici.

Tralasciando anche il fatto del miglioramento del rating a Cipro, occorre considerare come gli ammortizzatori sociali in Italia hanno rallentato il processo di svalutazione interna è evidenziato l’assenza di una politica industriale e sulle privatizzazioni efficace, misure economiche che  in Paesi con difficolta’ analoghe come la Francia fanno la differenza sui conti pubblici. D’altronde come rileva Banca d’Italia la nostra produzione industriale e’ scesa del 25% negli ultimi 5 anni. Così ora non ci resta che vedere anche il Portogallo avvicinarsi a larghi passi al nostro spread nel prossimo semestre per perdere anche l’ultimo aggancio alla riscossa dei periferici, e quindi cadere in soluzioni draconiane sul debito con effetti ancora una volta recessivi.Non proprio un buon viatico per la prossima Presidenza europea che assumeremo dal 1 Luglio 2014.

La rincorsa si fa ardua proprio ora che anche l’outlook dei Paesi sovrani emergenti , concorrenti ai PIIGS, per la prima parte del prossimo anno e’ visto con scetticismo dagli analisti internazionali che si attendono un incremento della volatilita’ e pochi Paesi a sovraperformare i Periferici UE, come: Colombia, Cile, Russia, Poland, and Messico e molti altri in difficolta’ evidenti come Venezuela, Argentina, Egitto, Tunisia, Ucraina, Sudafrica e Turchia. Non mancano anche le  frecciate  all’Italia da parte di esponenti UE che sul sistema bancario che secondo alcuni solo il 41% di riserve a fronte dei debiti insoluti, contro il 43.5% da dati Bankit a fine 2012, rispetto alla stessa Spagna che pare posizionarsi al 74%. A leggere Munchau sul Financial Times e la sua analisi spietata sull’Italia, forse si dovrebbe leggere con piu’ attenzione l’allerta lanciata anche su quegli investimenti reali che sono ad uno “shocking 50% below what they should be” ,  e sul  Debito/PIL che  resta sopra il 130% e non scenderà…La sveglia e’ suonata e ci sono 6 mesi per fare rientrare lo spread definitivamente al di sotto dei 200 bp rispetto al Bund con manovre strutturali forti sulla svalutazione interna e per non scivolare ulteriormente indietro, come gia’ e’ successo nella classifica del PIL mondiale dopo il recente sorpasso russo che ci ha fatto scendere  al nono posto, e che ora ci vede all’ultimo posto dei Paesi G7 per crescita 2014, con il rischio di uscire dalla Top 10 gia’  dal 2015.

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