A 5 anni dal Crac Lehman i Corporates USA guidano la riscossa del settore

Settembre

12

by Claudia Segre // in

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Dopo un’estate estremamente volatile caratterizzata dal fallimento di Detroit e dall’ansia da “tapering” negli Usa e da una fase finale concitata della Crisi UE, che ha visto la lunga   rincorsa dello spread spagnolo su quello italiano, mossa sul filo del rischio sovrano percepito dagli investitori. Il crac Lehman di cinque anni fa sembra lontano anni luce. Cinque anni di normative questi caratterizzati da false illusioni di risolvere rapidamente una crisi globale mai affrontata per la vastità degli effetti trasversali su tutti i comparti del sistema finanziario internazionale, con Governi e Banche Centrali in trincea sin dal primo giorno .Le banche invece hanno subito una cura drastica fatta da un mix di medicine fatali per le piu’ fragili : una pletora di normative, deleveraging forzato e rinnovamento della governance, per non parlare degli effetti collaterali derivanti dall’inasprimento fiscale sui prodotti finanziari seguito alla politica del rigore portata all’eccesso in Europa. Il “tira e molla” estivo della Fed sulla riduzione delle misure di intervento sul mercato dei Treasuries, l’odiato tapering, ha provocato oltre alla drastica dismissione di grosse posizioni sui mercati emergenti da parte dei fondi specializzati , solo in parte rientrate in queste ultime due settimane, ma anche una modifica radicale delle strategie sui Treasuries delle mani forti che rischiano di condizionare, come gia’ in passato le parti lunghe ed extra lunghe dei bonds . Per esempio solo Pimco ha ridotto del 35% il totale dei titoli gorvernativi Usa nei suoi fondi obbligazionari principali , e la normativa sui fondi money market  ha fatto il resto completando un generale ridimensionamento lunga la curva Usa. I rendimenti a  anni dei Treasuries son volati sopra al 3% , il massimo dal Luglio 2011, e quasi raddoppiandosi dal minimo di quest’anno all’1,61% dello scorso Maggio.

I mercati azionari hanno consolato gli investitori amanti del rischio targato Usa e nonostante i venti di guerra e le molteplici debolezze del secondo mandato Obama , lo S&P 500 e’ nuovamente sui massimi di periodo , riguadagnando dagli alti e bassi da calura estiva per riportarsi ai livelli di inizi Agosto. Anche la volatilità sul VIX e’ rientrata dal picco di Agosto quando era salita del 26% per rientrare ora a quota 13,82. Le questioni geopolitiche restano comunque ancora  un’ incognita ma qualcosa si muove sul comparto obbligazionario, ed e’ il comparto corporates che era rimasto un po’ nelle retrovie, dopo gli evidenti restrigimenti degli spread dell’anno scorso,  offuscato dalla bagarre sui govies periferici Ue come risposta alla fuga dai Treaasuries.

Cosi’ Verizon Communication,  il colosso Usa delle telecomunicazioni con rating A3/ A- ed outlook stabile , approfitta per offrire una redditualita’ piu’ che competitiva rispetto ai bond domestici Usa e lasciando il segno l’11 Settembre scorso che sara’ ricordato come  una data  memorabile  per il primario corporate con la più grande emissione della storia , per un totale  i 49bn$ , grande capillarita’ su ben otto scadenze:  sul 3 e 5 anni con scelta tra tasso fisso e tasso variabile e poi scadenze a 7, a 10 , a 20 e a 30 anni, e secondo i rumors con buona redistribuzione non solo  negli spread di aggiudicazione ma anche nelle fees di sindacato. Un’emissione generosa a tutti gli effetti quindi e straordinaria rispetto all’emissione Apple di 17 mld di USD dell’Aprile scorso , un vero e proprio  record che gia’ sul mercato secondario promette scintille ed occasioni per tutti i profili di rischio dai pension funds all’investitore retail. L’intento di Verizon e’ di finanziare l’acquisto del 45% della controllata Verizon Wireless in mano a Vodafone.

E sempre nel reparto Telecomunicazioni non si e’ fatta aspettare una risposta da parte di Telefonica spagnola che debutta con i  primi  Bond ibridi , della serie perpetual, che son andati a ruba in Inghilterra se il il 29% dell’emissione NC5 ed il 36% della tranche NC8 e’ stata velocemente assorbita dagli investitori anglosassoni , seguiti a ruota da tedeschi, italiani e francesi e con un book che ha mediamente raccolto richieste per oltre 6 volte. Insomma in questa riaffermazione e distinguo dei corporates dai Govies Usa agli spagnoli non e’ bastato battere lo spread italiano ma ha cercato di distogliere l’attenzioni dalle major Usa a dimostrazione che sul fixed income c’e’ ancora molto da fare e da valutare , e non solo per i grandi fondi di investimento.

About the author, Claudia Segre

As a financial expert, author, speaker, and the president of Global Thinking Foundation, Claudia Segre believes the only way to build a brighter, more prosperous future is to invest in the financial education of all women and girls.

She uses her platform to fight economic violence, accelerate financial inclusion for women, support female entrepreneurs, and promote the role of fintech in closing the gender gap.

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