La crisi italiana e l’effetto Cottarelli sui mercati

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Le ripercussioni della crisi politica sulla Borsa e sullo spread non sono ancora finite ma la candidatura di Carlo Cottarelli alla guida del Governo avrà il probabile effetto di frenare la volatilità dei mercati finanziari.

Si apre una nuova campagna elettorale e gli indicatori di mercato restano al centro dell’attenzione in un inizio di settimana che si apre con le festività sui mercati anglosassoni e il differenziale di tassi US Treasury/Bund e Bund /BTP sotto pressione. Ulteriori allargamenti sono attesi ed il passaggio dovuto dalla proposta di un Governo guidato da Cottarelli frenerà nuovi picchi di volatilità ma non arresterà un nuovo massimo per il rapporto valutario euro-dollaro atteso a ridosso di 1,16.

E mentre le turbolenze valutarie continuano a coinvolgere i mercati emergenti, dopo il rialzo dei tassi della Banca centrale turca per arginare il crollo della divisa, anche l’esito elettorale delle elezioni Venezuela, in piena ristrutturazione del debito (con i tassi oltre il 20%) e con il disconoscimento delle opposizioni, e l’ennesima crisi argentina alimenteranno un ulteriore balzo del prezzo del petrolio. Russia e Arabia Saudita poi impongono la loro linea all’Opec, e questa ulteriore turbolenza caratterizzerà una settimana difficile per i mercati europei, complicata dalla possibile estensione dei dazi al settore auto da parte di Trump. Intanto l’oro in euro è ai massimi da settembre 2017.

Dopo tre settimane in discesa il Ftse Mib si è riportato ai livelli di inizio aprile e potrebbe toccare la soglia di psicologica di 22000 punti già nella giornata odierna ed il BTP decennale potrebbe portarsi rapidamente a ridosso del 2,50%, lasciando lo spread oltre i 200 bp sino a quando la retorica politica non abbasserà i toni con un maggiore senso di responsabilità verso le esigenze di stabilità economica del Paese.

E mentre scorrono sui social i proclami che poco hanno a che vedere con una politica costruttiva al servizio del Paese mancano oltre 100 miliardi di euro di emissioni per proseguire sul pagamento del debito in scadenza , è evidente come sia impellente riportare al centro di un programma di Governo le misure necessarie a riprendere la strada competitività e di una solida produttività nel Paese. Non dimentichiamo che l’Italia è il decimo Paese nella classifica mondiale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, stilate del WTO, dove la lista dei Paesi esportatori sono guidati dagli Usa, Cina e Germania .

Mentre pare sempre più difficile comprendere perché si sia voluto insistere nell’imporre un Ministro con un età doppia rispetto al Presidente della Repubblica francese che non si è mai espresso coerentemente al ruolo dell’Italia come Paese fondatore dell’Ue ,la realtà è che son mesi che le attività ministeriali son bloccate dall’impasse politica e che l’alternanza democratica con un programma di Governo convincente non si è realizzata. E ciò se per gli investitori si traduce in un calo dei consensi verso un’allocazione di portafoglio a favore dei mercati italiani, anche tutta l’ondata positiva messa in moto nell’economia reale dai PIR e dalle Spac si infrange sulle secche dell’ennesima crisi politica.

La volatilità sullo spread impedisce in sostanza nuove emissioni sul mercato primario obbligazionario e fa perdere la bussola a quegli emittenti corporates e non, che nel mercato trovano i mezzi di finanziamento necessari ad alimentare piani di sviluppo , anche a livello internazionale. Il blocco delle regolari attività di rifinanziamento privato e pubblico sono il concreto pericolo per un avvitamento su se stesso del famigerato spread , non considerare questi aspetti è miope e deleterio come le pesanti lacune di un programma di Governo che tutti si aspettavano già pronto ed ampio da tempo, essendo espressione di quelle forze che si stavano giocando un’opportunità ora definitivamente sprecata.

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