L’illusione momentanea del crollo del VIX

La volatilità della borsa americana, misurata dal famigerato indice della “paura” Vix era rientrata a metà maggio sotto quota 10, al minimo degli ultimi dieci anni, salutando la vittoria del neo eletto presidente francese Emanuelle Macron. Un fattore che allo stesso tempo pareva incentivare la fase di consolidamento delle azioni Usa. Per qualche giorno ci siamo così difronte a un momento di riflessione per la volatilità che metteva anche la parola fine al rally dei credit spread, data anche l’ attesa di una robusta ripresa dell’offerta dopo il periodo di tregua elettorale nel quale gli emittenti non si erano azzardati ad esporsi, tranne laddove la necessità di ricorso al mercato era impellente e imprescindibile.

Dal lontano 1990 vi furono solo 10 episodi nei quali l’indice Vix è rimasto sotto quota 10, concentrati soprattutto negli anni 1993/1994 e 2006/2007. Ciò identifica un momento storico particolare he stiamo vivendo nel quale molti indici di riferimento quotano a livelli estremi e dove anche le correlazioni tra le singole azioni e comparti si sono ridotte notevolmente.

Subito gli analisti si sono interrogati se ci si trovava di fronte ad una pausa estiva anticipata per i trader di volatilità oppure ad un falso segnale di rientro della propensione al rischio? Certamente il tema del rischio politico nell’Unione Europea, che aveva catalizzato l’attenzione degli investitori negli ultimi mesi e che aveva trovato ampio spazio nelle previsioni e negli outlook delle case di investimento, si è notevolmente ridimensionato se non svanito dopo il risultato francese che ha messo anche fine alle ambizioni dei movimenti nazionalisti e anti europeisti.

Dal punto di vista macroeconomico lo scenario dei tassi e delle variabili congiunturali ormai scontato favoriva l’illusione di un ritorno sopra quota 10 della volatilità spostato in là nel tempo. Ma stare fuori da ogni posizionamento sulla volatilità per più di 6 mesi non è mai consigliabile!

La strategia sulla volatilità giocata dai trader professionisti e dai gestori di fondi trasversalmente su mercati valutari, tassi e listini azionari cerca sempre nuovi spunti come ad esempio fu il grande shock petrolifero nell’autunno del 2014 con la correzione consistente e inattesa dei prezzi petroliferi che condizionò non solo l’andamento dei mercati finanziari del 2015 ma anche il “Superciclo” delle materie prime, poi giunti al termine nel 2016.

E così ecco servito su un piatto d’argento lo shock delle dichiarazioni dell’eccentrico Presidente USA Trump che ha fatto saltare gli equilibri diplomatici tra Stati Uniti e Russia, all’indomani del “licenziamento per giusta causa” del Direttore dell’FBI. Le contraddizioni delle parole spese dalle diplomazie coinvolte in nuovo scandalo a metà tra Russiagate e Watergate hanno provocato l’immediata apertura di una procedura per la messa in sicurezza degli eventi come non si era mai vista. E chi si aspettava dal meeting BCE di Giugno qualche parola di troppo non ha dovuto attendere sino all’8 Giugno. E come in un domino impazzito contemporaneamente dai giornali brasiliani rimbalzava il 18 Giugno la trascrizione di incontri legati ad un nuovo filone scandalistico che coinvolgeva direttamente il Presidente Temer ed i suoi uomini di fiducia evidenziando come in Brasile l’impeachment della Roussef non aveva minimamente scalfito l’impianto corruttivo radicato tra settore privato e pubblico. Due colpi al cuore del rischio politico : uno  nell’Amministrazione americana e  uno che coinvolge uno dei Paesi emergenti portanti del Gruppo dei BRICS.

 

Il VIX e’ balzato del 40% in una sola seduta di apertura che ha visto il crollo del mercato brasiliano e la correzione dei mercati azionari americani ed ovviamente del dollaro usa. Con il “ritorno alla realtà” del VIX immediatamente c’è stato uno spostamento legato al medio termine di alcune posizioni sbilanciate sul dollaro usa e così dell’esposizione verso le valute emergenti ad esso correlate. A dimostrazione che certi segnali legati alla volatilità non sono mai da sottovalutare e che l’esposizione sulla volatilità debba essere sempre tenuta in considerazione per la gestione ottimale di un portafoglio , con una strategia flessibile ma costantemente orientata ad una visione realistica dei mercati che grazie a questa rivoluzione digitale elaborano i rischi con maggiore velocità ma riportandosi sempre ad una visione globale legata più ai fatti che alle illusioni del momento.

About the author, Claudia Segre

As a financial expert, author, speaker, and the president of Global Thinking Foundation, Claudia Segre believes the only way to build a brighter, more prosperous future is to invest in the financial education of all women and girls.

She uses her platform to fight economic violence, accelerate financial inclusion for women, support female entrepreneurs, and promote the role of fintech in closing the gender gap.

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