IS a caccia di petrolio allarga il califfato in Libia allertando la NATO

February

18

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E’ una marcia inarrestabile quella del califfato dei salafiti estremisti che sotto la bandiera dell’IS ora si allargano alla Libia in attesa di ricongiugersi ai gruppi affiliati africani di Boko Haram e Al Shabaab che operano tra Nigeria, Cameron, Kenya e Somalia. Troppi passi falsi nel Mediterraneo dal fallimento del Progetto UE dell’EuroMed, alla guerra del 2011 che ha disgregato la Libia definitivamente sino all’attentato di Tunisi all’Ambasciata Usa ed al cambiato atteggiamento degli americani verso le questioni mediorientali.

Certo il disegno strategico Usa e’ stato modificato ed adattato dopo la manovra Opec di ribasso sul petrolio alle esigenze di rivedere gli equilibri mondiali a favore di un indebolimento dell’asse tra Europa e Russia a favore degli Usa e di Paesi alleati come la Polonia, anche nell’ottica di favorire un’approvazione del TTIP, il partenariato transatlantico per il commercio. Un accordo a tutto vantaggio Usa che ricorda il tentativo di Bush di far digerire l’ALCA al “cortile di casa” latinoamericano!

Andando per ordine dopo l’attentato di Tunisi del 2012 la politica americana verso il MedioOriente ha subito un drastico cambiamento, l’Amministrazione Obama ha pagato un elevato prezzo politico ed il consenso e’ crollato.Prendere le distanze non intervenendo in Siria direttamente se non con forniture esterne ai ribelli anti Assad ha visto un ulteriore raffreddamento del rapporto con i sauditi e un’avvicinamento incoerente all’Iran. Dapprima gli Usa annunciarono di voler prevenire qualsiasi proliferazione nucleare poi l’abilita’ iraniana ha spostato i negoziati verso un’ accettazione della stessa sebbene sotto controllo Usa.Non considerando che l’Iran nucleare avvallerebbe una politica nucleare da parte di sauditi e turchi con la scusa di doversi dotare delle opportune difese.Intanto l’Iran continua ad armare Hezbollah con un numero indefinito di razzi . Hezbollah , alleato di Assad , vuole difendersi dai ribelli siriani che mirano a sconfinare in Libano. La mossa iraniana mira a mettere sotto pressione gli Usa paventando un allargamento del conflitto verso Israele che e’ impossibilitato a difendersi su due fronti, Hamas ed Hezbollah.

Cosi’ l’incapacita’ Usa di muoversi nel nuovo scacchiere mediorientale ha visto pochi giorni fa l’assalto alla base Usa in Iraq ove veniva addestrato l’esercito iracheno, che ha abbandonato diverse posizioni strategiche di fronte all’avanzata IS e che insieme agli Usa ha assistito impotente alla conquista territoriale del califfato mirata alle risorse economiche irachene e curde.A cio’ si aggiunge il nuovo fronte magrebino ove l’IS persegue i suoi scopi terroristici ed economici imponendo la Sharia e trucidando chiunque si opponesse alle sue mire di conquista territoriale.
Il deterioramento poi del quadro politico in Libia non deve stupire ed era assolutamente prevedibile, infatti dopo una ripresa apparente nel 2012 si e’ scatenata una guerra civile che ha compromesso il funzionamento dei terminal petroliferi provocando un avvitamento su se stessa dell’economia che e’ caduta in uno stato recessivo e di instabilita’ politica grave. Le elezioni di Giugno 2014 che hanno visto la nomina del Premier Al Thani dovevano portare ad un nuovo Governo di unita’ nazionale da lui guidato, ed attualmente il Governo provvisorio ha abdicato alla NOC la gestione del settore petrolifero.Il Governo riconosciuto dalla comunita’ internazionale non dialoga con le truppe di Misurata che controllano Tripoli e quindi del Governo filoislamista non riconosciuto e guidato da Omar Ah Hassi.Da Novembre le truppe del Generale Haftar hanno lanciato un’offensiva di terra e i toni si son esacerbati dopo il meeting OPEC e oltre 6 mesi di contrazione dei prezzi del petrolio che hanno ridotto del 70% le entrate fiscali nel 2014. Queste rappresentano il 95% delle esportazioni del Paese.Ovviamente con oltre 100 mld di dollari Usa e 50 mesi di copertura delle importazioni di riserve lo Stato non rischia il default ma di fatto e’ stato abbandonato ad un caos interno nel quale le forze salafite dell’IS hanno avuto buon gioco ad inserirsi con il progetto di califfato esteso dai territori siriano-iracheni e con l’obiettivo di accaparrarsi le risorse petrolifere del Paese e compiere il passo decisivo in un piano globale di “franchising” del terrore delle frange islamiste arabe e panafricane salafite.

Di fronte ad un quadro così’ complesso gli Usa hanno di fronte una decisione storica e dovranno abbandonare uno dei fronti aperti, e quindi l’Ucraina.La Nato non potra’ che intervenire perché’ con l’IS non si tratta, l’obiettivo geopolitico e’ evidente e pericolosissimo per l’Europa che ne ha sottovalutato la portata non intervenendo in Libia quando gli Usa gli avevano dato carta bianca dopo il flop degli obiettivi del 2011.Il famigerato Axe of Devil di Bush (Siria,Iran,Hezbollah) unitamente all’ambiguità’ turca ha alimentato il caos e venduto armi che ora vengono puntate anche alle motovedette italiane …
Unica alternativa praticabile resta un accordo paneuropeo con l’Egitto per dare piu’ convinzione al supporto al Governo di coalizione libico ed agire contemporaneamente con i Paesi OPEC per attaccare sui due fronti l’avanzata IS.Attendere un intervento Usa potrebbe essere fatale e se gli Usa non chiuderanno definitivamente l’accordo iraniano sulle posizioni intransigenti iniziali sara’ inutile e dannoso alla sicurezza UE.

Concludendo nei prossimi tre mesi il petrolio non scendera’ a 20 dollari Usa, l’oro continueranno a “filarselo” solo gli svizzeri, l’Europa e’ stretta tra un conflitto a est ed uno a Sud e le autorita’ europee non paiono cosi’ proattive e per ora allineate al nulla di fatto di sempre della Nato.Da lontano e lungo la via della seta la Cina guarda con preoccupazione all’espansione “africana” dell’IS essendo il maggiore donor globale verso il continente nero, superiore anche alla Banca Mondiale. Si consola comunque con il progetto della Ferrovia Pechino-Berlino per un valore di quasi 250 miliardi di dollari Usa.

About the author, Claudia Segre

As a financial expert, author, speaker, and the president of Global Thinking Foundation, Claudia Segre believes the only way to build a brighter, more prosperous future is to invest in the financial education of all women and girls.

She uses her platform to fight economic violence, accelerate financial inclusion for women, support female entrepreneurs, and promote the role of fintech in closing the gender gap.

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