Don’t cry for me, Argentina

Nonostante lo scandalo Panamaleaks abbia appannato la luna di miele del neopresidente argentino Macri, erodendo un consenso popolare del 60.5% a un più modesto 53.4%, il paese festeggia con i botti il ritorno sul mercato delle obbligazioni, dopo un lungo periodo di quarantena creato dalla “madre di tutti i default”. Nel 2001, infatti, il Paese riuscì a fallire su ogni esposizione debitoria nei confronti di debitori esteri, locali e multilaterali, come nessun Paese emergente aveva mai fatto e per totali 95 miliardi di dollari Usa provocando gravi ripercussioni economiche e sociali, tra cui la perdita di oltre due milioni di posti di lavoro e costi stimati in oltre 120 mld di $.

Nelle scorse ore, gli ordini di bond argentini hanno superato rapidamente i 50 mld di dollari Usa, per un’emissione multitranche su 4 scadenze: tre, cinque, dieci e trent’anni. Inevitabile quindi il riparto per un totale emesso atteso tra i 10 ed i 15 miliardi di dollari.

Il mercato vuole dimenticare il periodo nero del secondo mandato della Kirchner che attinse abbondantemente alle riserve internazionali, provocando l’impennata dell’inflazione al 25%. Per frenare la fuga di capitali sono così arrivate misure draconiane e controlli restrittivi che non hanno fatto che peggiorare lo stato di isolamento e la disaffezione degli investitori esteri. Anche il balzo dei prezzi della Soya (che tanto bene hanno fatto alle casse dello Stato), non hanno un’importanza cruciale come quest’operazione finanziaria che rilancerà anche il ruolo dell’Argentina in ambito Mercosur e negli scambi commerciali, quindi soprattutto verso l’UE.

Il pronto intervento di Macri nel rimuovere i controlli sui capitali ed eliminare le tariffe sulle esportazioni, intervenendo parimenti sul bilancio e sugli enti nazionali statistici e imponendo l’agognata trasparenza sui dati economici, ha aiutato il Paese a recuperare merito creditizio e il favore delle case di rating.

Con un rating quindi B3/B- ovviamente non investment grade e quindi ad alto rischio, l’Argentina si distanzia dalla CCC tripla C del selective default e viene incontro a quella esigenza di alti rendimenti in uno scenario di tassi negativi che gli investitori più propensi al rischio attendevano da mesi.

I rendimenti che saranno offerti, dal 6.75% a tre anni sino a ridosso dell’8% per la scadenza più lunga, sono in linea con le aspettative e giungono in un momento assai favorevole che vede nell’ultimo mese e mezzo un rientro di capitali sui mercati emergenti come non si osservava da tempo. Il ritorno del figliol prodigo non deve però far dimenticare certe avventate uscite del FMI che sta cercando nuovamente di riprendersi in credibilità (come allora, del resto), che nell’estate del 2001 definì il Paese come “lo studente modello”!!

About the author, Claudia Segre

As a financial expert, author, speaker, and the president of Global Thinking Foundation, Claudia Segre believes the only way to build a brighter, more prosperous future is to invest in the financial education of all women and girls.

She uses her platform to fight economic violence, accelerate financial inclusion for women, support female entrepreneurs, and promote the role of fintech in closing the gender gap.

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