Il denaro come diritto: riappropriarsi del proprio potere di scelta.

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Claudia Segre

Autrice, speaker, e presidente della Global Thinking Foundation

di Claudia Segre

Quando parliamo di diritti fondamentali pensiamo immediatamente al diritto al voto, all’istruzione, alla salute, alla libertà di espressione. Più raramente includiamo tra questi il diritto di gestire autonomamente il proprio denaro. Eppure, senza indipendenza economica, molti altri diritti rischiano di rimanere solo formali.

Virginia Woolf scriveva che, tra il diritto di voto e un reddito sicuro, l’indipendenza economica le sembrava addirittura più importante. Una provocazione solo apparente. Woolf aveva compreso con straordinaria lucidità che la libertà di pensiero, la possibilità di scegliere il proprio futuro e persino la capacità di esprimere pienamente sé stessi dipendono anche dalle condizioni materiali della propria esistenza.

A quasi un secolo di distanza, questa riflessione resta di sorprendente attualità. Gestire il proprio denaro non significa accumulare ricchezza o inseguire il consumo. Significa poter scegliere. Scegliere di studiare, di lavorare, di intraprendere, di cambiare vita, di lasciare una relazione violenta, di prendersi cura di sé e dei propri figli senza dover chiedere il permesso a nessuno.

L’autonomia economica rappresenta, infatti, uno degli strumenti più efficaci di prevenzione contro ogni forma di dipendenza e di violenza. Non è un caso che la violenza economica sia oggi riconosciuta come una delle manifestazioni più pervasive della violenza di genere: limitare l’accesso al denaro, impedire di lavorare, controllare le spese o sottrarre risorse significa limitare la libertà stessa della persona.

Per questo educazione finanziaria e cittadinanza democratica devono procedere insieme. Così come abbiamo imparato che il voto è un diritto da esercitare consapevolmente, dobbiamo riconoscere che anche la capacità di amministrare le proprie risorse costituisce un elemento essenziale della dignità individuale.

Riappropriarsi del proprio rapporto con il denaro significa, in definitiva, riappropriarsi della propria voce, del proprio tempo e del proprio progetto di vita. Perché i diritti non si limitano ad essere riconosciuti sulla carta: devono poter essere esercitati concretamente, ogni giorno, da tutte e da tutti.

L’estate può essere il tempo giusto per fermarsi a riflettere su una domanda semplice ma decisiva: quanto siamo davvero liberi di scegliere? E quanto la nostra autonomia economica contribuisce a rendere quella libertà reale?

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