Sovranità monetaria a rischio geopolitico.

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Claudia Segre

Autrice, speaker, e presidente della Global Thinking Foundation

di Claudia Segre

L’ANGOLO DEI BLOGGER. In discussione non ci sono solo l’efficienza dei pagamenti, ma il posizionamento internazionale dell’euro stesso, la resilienza del sistema finanziario europeo e la capacità dell’Ue non solo come grande mercato, ma anche come attore monetario su scala globale

09 Marzo 2026 

https://www.huffingtonpost.it/blog/2026/03/09/news/euro_digitale_e_stablecoin_sovranita_monetaria_a_rischio_geopolitico-21380623

Il sistema monetario globale sta attraversando una trasformazione significativa. Pagamenti digitali, blockchain, algoritmi per l’ottimizzazione dei flussi finanziari e nuove forme di moneta stanno rimodellando l’infrastruttura monetaria che regola il valore nell’economia mondiale. Un’innovazione tecnologica diffusa che non risparmia alcun settore e che inevitabilmente arriva ad influire sulle politiche monetarie e sull’equilibrio macroeconomico, ma ancor più preoccupanti sono gli effetti sulla competizione geopolitica.

In questo contesto, due strumenti distintivi sono diventati sempre più centrali nel dibattito pubblico: l’euro digitale, una valuta pubblica emessa dalla Banca Centrale Europea (BCE), e le stablecoin, token digitali emessi da operatori privati, solitamente ancorati a valute tradizionali come il dollaro statunitense. L’euro digitale si configurerebbe come una forma di moneta pubblica digitale, equivalente al contante ma utilizzabile nei pagamenti elettronici. Essendo emesso dalla BCE, sarebbe privo di rischio e fungerebbe da strumento diretto per la politica monetaria.

Al contrario, le stablecoin rappresentano una forma di moneta digitale privata: sono token emessi da soggetti privati e garantiti da riserve di attività finanziarie che ne stabilizzano il valore. Le stablecoin coniugano l’efficienza della tecnologia blockchain – caratterizzata da transazioni rapide, costi contenuti e operatività globale – con la stabilità delle valute tradizionali. Negli ultimi anni, si son diffuse così rapidamente che nel 2025 il mercato globale delle stablecoin ha superato i 300 miliardi di dollari, con volumi annuali di transazioni che raggiungono trilioni di dollari usa.

Non c’è dubbio: i pagamenti internazionali ne hanno beneficiato, generando trasferimenti quasi immediati e costi ridotti, che a questo punto sono attraenti per le aziende così come per gli operatori del settore finanziario coinvolti in frequenti transazioni transfrontaliere. Basti pensare anche al fenomeno delle rimesse all’estero. Tuttavia, dietro a questa evoluzione si cela una questione più ampia: se una parte considerevole dei depositi bancari venisse convertita in stablecoin, le banche potrebbero perdere parte della raccolta che attualmente sostiene la loro attività creditizia verso l’economia reale. Non stiamo quindi parlando solo di innovazione nell’alveo del Fintech, ma siamo di fronte ad un cambiamento nell’architettura finanziaria che coinvolge non solo le banche centrali ma l’intero sistema bancario più in generale.

Il dibattito sull’euro digitale e sulle stablecoin ha ormai assunto dimensioni macroeconomiche e geopolitiche, oltre che tecnologiche o finanziarie. Attualmente, oltre il 90% delle stablecoin globali è denominato in dollari; ciò implica che la digitalizzazione dei pagamenti potrebbe spingere verso una nuova forma di dollarizzazione dell’economia digitale, con conseguenze dirette sul ruolo internazionale delle altre valute.E proprio in un momento nel quale il dollaro usa, che viene da un periodo di evidente debolezza, aveva ridotto la sua presenza nelle riserve internazionali a favore dell’euro.

Per l’Europa la questione resta quindi estremamente delicata. Una porzione rilevante dei pagamenti digitali nell’Unione Europea avviene attraverso infrastrutture private prevalentemente extraeuropee e legate al mercato americano — circuiti come Visa, Mastercard, PayPal o Apple Pay. Questa non è solo una questione commerciale, ma riguarda anche l’autonomia strategica: in un contesto di crescenti tensioni commerciali, la dipendenza da sistemi di pagamento esterni potrebbe rivelarsi vulnerabile.

È qui che si colloca il progetto dell’euro digitale promosso dalla BCE. Il Parlamento europeo ha espresso sostegno politico significativo con la votazione del 10 febbraio 2026, definendolo uno strumento cruciale per rafforzare la sovranità nei pagamenti all’interno dell’Unione Europea. Parallelamente, l’Europa ha sviluppato un complesso quadro normativo, criticato da molti ma necessario alla luce dei fatti, che include il regolamento MiCAR, che disciplina le criptoattività e imposta requisiti severi alle stablecoin. Il progetto dell’euro digitale mira altresì a mantenere il ruolo della moneta pubblica nell’economia digitale, insieme all’AI Act, che disciplina i sistemi algoritmici ad alto rischio anche nei mercati finanziari.

L’Unione sta avviando la costruzione di un modello duale: da un lato, una moneta pubblica digitale comunque capace di garantire stabilità e fiducia; dall’altro, un mercato innovativo già di fatto sottoposto a regolamentazione. Restano comunque aperte diverse questioni critiche. In un recente rapporto pubblicato dalla BCE si evidenzia come la crescente adozione di questi strumenti possa generare un effetto di sostituzione dei depositi bancari, spostando la liquidità verso gli asset digitali. Inoltre, la diffusione delle stablecoin – soprattutto denominate in valuta estera – rischia di indebolire il meccanismo di trasmissione della politica monetaria, con implicazioni rilevanti per la stabilità finanziaria e la sovranità monetaria nell’area euro.

E il Dott. Cipollone, membro del Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea, ha fatto dichiarazioni molto precise a tal proposito: «Le stablecoin denominate in dollari potrebbero prendere piede in Europa, a cominciare dai pagamenti transfrontalieri al dettaglio, per esempio nel commercio elettronico e nelle località turistiche, oppure per usi oggi marginali come i giochi e i micropagamenti». E ancora «in un futuro non troppo lontano le banche europee potrebbero perdere commissioni, dati e depositi al dettaglio a vantaggio delle stablecoin, che stanno già collaborando con i circuiti internazionali per rimpiazzare i depositi bancari come fonte di liquidità».

In discussione non ci sono quindi soltanto l’efficienza dei pagamenti, ma anche il posizionamento internazionale dell’euro stesso, la resilienza del sistema finanziario europeo e, infine, la capacità dell’Unione Europea non solo come grande mercato, ma anche come attore monetario su scala globale. Quando cambiano simultaneamente i canali attraverso cui il valore circola e i mezzi che lo rappresentano, non si limita a cambiare la tecnologia dei pagamenti; si modifica anche l’equilibrio del sistema economico, così come la geografia del potere monetario che influisce anche sui nuovi assetti geopolitici.

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