La fotografia arriva da un report che indica fenomeni in aumento come il “subscription debt” e il “marketing emozionale”
di Eleonora Lorusso
https://www.donnamoderna.com/news/societa/gen-z-consuma-di-più-guadagna-di-meno-e-si-indebita
Gen Z: consuma di più, guadagna di meno e si indebita
La fotografia arriva da un report che indica fenomeni in aumento come il “subscription debt” e il “marketing emozionale”
La Gen Z fatica a far quadrare i conti
La nuova fotografia della Gen Z arriva dall’European Consumer Payment Report 2025 di Intrum, secondo cui i giovani tra i 14 e i 29 anni rappresentano la fascia di età di maggiori consumatori. Nel “paniere” rientrano, però, per lo più beni immateriali, che sottraggono risorse che i loro genitori e nonni avrebbero riservato (e riservavano) al pagamento di bollette e spese necessarie quotidiane. Se il concetto di risparmio per investimenti sicuri – “il caro vecchio mattone”, quindi l’acquisto della casa – appartiene al passato, oggi il vero problema è il rischio di indebitamento. Secondo la ricerca, ben il 45% dei giovani dichiara di non riuscire a pagare puntualmente le utenze, spesso per mancanza di liquidità.
Giovani vittime di stress finanziario
«Non mi sorprende, anzi è coerente con quello che osserviamo sul campo. I giovani oggi vivono in un contesto digitale che stimola consumo immediato e gratificazione istantanea. Dai nostri dati emerge un elemento chiave: più della metà dei ragazzi si informa su economia e denaro tramite social e famiglia (57%). Ciò espone la Gen Z allo stress finanziario: «se il 47% avverte la pressione sociale sui propri comportamenti finanziari, quasi la metà fa fatica a coprire le spese correnti», commenta Claudia Segre, Presidente e Fondatrice di Global Thinking Foundation, impegnata nell’educazione finanziaria, in particolare delle donne, e contro la violenza economica.
Poca educazione finanziaria, molti nuovi pericoli
«Se da un lato manca l’educazione nella gestione delle proprie risorse, esistono però anche altri e nuovi pericoli, che minacciano le finanze dei giovani. Come spiega ancora Segre, infatti «Spesso manca una base strutturata di educazione finanziaria. In più la nostra ricerca ADA Economics/Ipsos, condotta nel 2024, mostrava che il 63% degli adulti gioca d’azzardo e che una quota crescente usa il trading con logiche di breve periodo: si tratta di modelli comportamentali che inevitabilmente influenzano anche i più giovani».
Retribuzioni troppo basse
Ciò che caratterizza la Gen Z, poi, è il fatto di essere la generazione di coloro che sono appena entrati nel mondo del lavoro: una fetta di popolazione che, come evidenziano i ricercatori, conta retribuzioni medie più basse e discontinue: i contratti di collaborazione o – quando va bene – le assunzioni a tempo determinato hanno infatti sostituito in larga parte i rapporti a tempo indeterminato. Ciononostante verrebbe da pensare che, proprio in virtù di minori ingressi, si dovrebbe prestare più attenzione alle uscite. Perché non è così?
Un problema comportamentale
A rispondere è ancora Segre: «Perché il tema non è solo economico, ma comportamentale. I ragazzi hanno entrate discontinue, ma sono immersi in ambienti digitali progettati per spingere al consumo. Le piattaforme funzionano come “architetture della scelta”: rendono facile comprare e difficile fermarsi. Si emulano gli stili di vita dei social e lo vediamo chiaramente anche nelle scuole: c’è una tendenza a usare il denaro in modo poco consapevole e a cercare soluzioni rapide alle difficoltà. In un mix letale fatto di scarsa pianificazione, pressione sociale e accesso immediato al credito (buy now pay later, app, gaming)».
Meno risparmio, più esperienze di vita
C’è chi spiega la fotografia con motivazioni sociologiche: proprio per l’incertezza del futuro si tende a vivere maggiormente il presente, a costo di indebitarsi. «L’incertezza porta a vivere il presente (“consumo esperienziale”), ma il vero problema è non saper valutare le conseguenze – osserva Segre – C’è un dato molto chiaro: solo una minoranza comprende davvero il rapporto tra rischio e rendimento, mentre molti associano il guadagno veloce a strumenti rischiosi come trading o le scommesse. Il paradosso è che l’85% si lamenta per una scarsa educazione finanziaria nei programmi scolastici».
Arginare le dipendenze digitali economiche
Va in questa direzione un progetto promosso proprio da Global Thinking Foundation: «Si chiama “Dipendenze: NO, Grazie!”: l’obiettivo è lavorare per arginare le dipendenze digitali economiche, concentrandoci proprio su consapevolezza, capacità di scelta e riconoscimento dei rischi. I risultati si vedono: dopo i nostri interventi nelle scuole, oltre il 50% degli studenti raggiunge livelli alti di consapevolezza sui rischi derivanti dall’esposizione a queste derive comportamentali», spiega Claudia Segre.
Differenze tra maschi e femmine
Anche in questo ambito esistono poi differenze di genere: un tempo si riteneva che fosse l’uomo a portare a casa lo stipendio e la donna a occuparsi del bilancio familiare, perché più “oculata”. «Le differenze esistono, ma stanno cambiando. Dai dati ADA Economics/Ipsos emerge, per esempio, che gli uomini sono più esposti a comportamenti rischiosi (gaming, azzardo, trading frequente), mentre le donne mostrano maggiore cautela, ma possono essere più vulnerabili in condizioni di fragilità economica», chiarisce Segre.
Vulnerabilità diverse
Ma emerge anche un altro dato interessante: «In alcune fasce adulte, le donne tendono a cercare soluzioni rapide (anche azzardo) per compensare difficoltà economiche. Quindi oggi non parlerei più di “donne più oculate”, ma di vulnerabilità diverse – dice Segre – Nella gestione familiare, secondo le nostre ricerche, risulta che il 33,3% delle donne intervistate non sa impostare un budget familiare (di queste, circa il 30% non sa cosa sia). Come se si fosse persa un’eredità culturale, tanto che il 96% dichiara di usare l’home banking, affidandosi così solo al conto corrente per gestire le spese, senza una visione di medio termine. Questa è una di quelle conoscenze che potrebbero essere insegnate, in famiglia o a scuola».
Come riconoscere il marketing emozionale
Tornando ai social, secondo il report secondo l’European Consumer Payment Report 2025, il 71% dei giovani è consapevole che offrono modelli di vita irrealistici, ma ben il 39% ammette di essersi indebitato proprio per adeguarsi. Il report indica che i contenuti sponsorizzati spingono ad acquisti impulsivi, che sono in crescita. «Lo shopping compulsivo online è alimentato dagli influencer. I giovani sono “ingaggiati” tramite una personalizzazione algoritmica, alimentando così un’esposizione mirata di quello che si definisce il “marketing emozionale” – spiega Segre – «Parliamo di comportamenti che danno piacere immediato, ma generano poi senso di colpa e perdita di controllo».
Subscription debt: micro-acquisti, macro spese
Anche gli acquisti a rate, che nulla hanno a che vedere con quelli del passato, sono fattori che contribuiscono alla fragilità economica dei nuovi consumatori. Oggi si parla di “subscription debt”: ci si fa “ingolosire” per la possibilità di ricorrere a “micro-pagamenti” o formule come “compra adesso, paga dopo” che però, sommati, diventano insostenibili: basti pensare agli abbonamenti per canali streaming, al mondo del gaming, ma anche alle palestre o al delivery, che insieme superano tranquillamente i 100 euro al mese. Cifre che, pur non sembrando “invisibili”, alla fine portano a non riuscire a pagarle. A rendere tutto più rischioso sono strumenti digitali come le carte revolving.
La Gen Z non è irresponsabile, ma va supportata
Attenzione, però, a colpevolizzare la Gen Z: «Le nuove dipendenze (gaming, trading, shopping) condividono gli stessi meccanismi delle dipendenze tradizionali. La Gen Z non è irresponsabile: è semplicemente cresciuta in un ecosistema che rende facile consumare e difficile scegliere. Laddove i figli non vengano educati ad una cultura finanziaria, saranno propensi a ripetere, nella loro vita da adulti, quello che hanno visto fare in famiglia (assenza di dialogo, condivisione e confronto). Occorre condividere le dinamiche e le scelte legate ai soldi. Solo in questo modo le ragazze e i ragazzi prenderanno confidenza con l’uso del denaro e perderanno la ritrosia a parlarne apertamente. Per questo oggi l’educazione finanziaria non è più un’opzione, ma una forma di tutela sociale», conclude Segre.





