I femminicidi non nascono dal patriarcato ma dall’assenza di un paradigma sociale adeguato alle conquiste delle donne.

Novembre

28

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I femminicidi non si fermeranno : se non si agirà su scuole e famiglie per un cambio culturale che non è colpa di un “patriarcato”, ideologizzato e sbandierato come uno spauracchio per una lotta politica sterile, ma di un ritardo sociale nel cambiamento del dialogo famigliare, che rispetto alle conquiste ottenute  dagli anni’70 sino agli anni’90 (divorzio 1970, aborto, diritto di famiglia, abolizione delitto d’onore e stupro come reato contro la persona 1996) e che hanno permesso il definitivo smantellamento del Codice Rocco, che rappresentava sì il patriarcato. Continuare a evocarlo è uno sbaglio e ci riporta indietro a uno scontro che non serve a nessuno.

Scuola e Famiglia e così Stato e Imprese: un ecosistema non violento “2030”

Ci vuole un approccio bipartisan per risolvere i problemi sociali alla radice e colmare il ritardo dell’adeguamento della struttura sociale del Paese rispetto alle conquiste dei diritti delle Donne.

Partendo dalle Scuole con un piano di studio temporalmente fermo agli anni ’60, e ben tre mesi di ferie poco conciliabili con gli impegni lavorativi delle famiglie e che scarica le sue inefficienze sui servizi sociali dalle scuole materne ai doposcuola costretti a fare spesso miracoli per venire incontro alle esigenze delle donne lavoratrici spingendo sull’acceleratore di fenomeni di isolamento dalla FOMO, ai NEET sino agli Hikikomori che si generano anche nell’assenza non colpevole di genitori che solo dopo il Covid stanno ritrovando con la flessibilità lavorativa spazi di gestione e vicinanza ai figli, fatta di maggiore presenza e ascolto.

E poi nelle imprese nella ricerca di un accordo con lo Stato su permessi genitoriali ugualitari che permettano una vera condivisione delle responsabilità ed anche una redistribuzione dei carichi di cura senza lasciare all’iniziativa delle singole imprese, di garantire un welfare sociale che ormai necessariamente deve rispondere a direttive comunitarie che vanno nel senso di una responsabilità sociale condivisa tra imprese e lavoratori e lavoratrici. Accelerando poi nell’impegno alla parità salariale ed alla parità nelle opportunità di carriera per permettere al nostro Paese di ridimensionare i differenziali di genere evidenziati sia dal Global Gender Gap Report 2023 che dall’indice DESI UE.

Ormai le imprese sono chiamate a passare dalle parole ai fatti sui criteri ESG: se non fosse che tutte le analisi di Mc Kinsey e Gartner degli ultimi anni hanno dimostrato che le società maggiormente rispettose di questi criteri, soprattutto con particolare riguardo al Goal 5 della parità di genere, si assicurano utili e produttività migliori, prestazioni dei dipendenti in crescita e caratterizzate da maggiore fidelizzazione e una riduzione dei turnover.

Parlare tanto di sostenibilità vuol dire anche prendersi questo impegno per le Donne e con le Donne dove il ruolo dello Stato, dopo aver rafforzato il Codice Rosso a più riprese, anche con questo disegno di legge recente, sarà soprattutto nella messa in vigore di un impianto solido di misure sulla prevenzione tra le quali un Libro Bianco per delineare linee guida nazionali per una formazione adeguata degli operatori che entrano in contatto con le donne vittime di violenza: psicologi, magistrati ma anche insegnanti. Tutto questo per rispondere alla messa in vigore della Convenzione di Istanbul che dal 1° Ottobre grazie all’intervento del Consiglio d’Europa è “entrata” negli ordinamenti dei Paesi UE con un imperativo d’urgenza legato alle 3 P: Punizione, Protezione e Prevenzione.

Le norme che hanno il loro peso

Il recente disegno di legge per il contrasto alla violenza sulle Donne approvato dal Senato conferma come si sia dato seguito tra gli altri anche all’impegno del Comitato Tecnico Scientifico dell’Osservatorio sul fenomeno della violenza nei confronti delle donne e della violenza domestica, costituito presso il Ministero per la famiglia, la natalità e le pari opportunità con le proposte discusse e quindi recepite in questo disegno di legge che affronta il tema della violenza con una particolare attenzione all’ambito penale.

Questo nuovo pacchetto di misure per il contrasto alla violenza domestica vede già nel coinvolgimento di più ministeri un primo segnale per una ricerca attiva di quell’approccio sistemico che da sempre ritengo necessario per affrontare il tema della violenza sulle donne sradicando atteggiamenti culturali che sicuramente si trovano alla base di questo fenomeno e che rappresenta per il nostro Paese un elevatissimo costo umano e sociale misurato dall’EIGE europeo in 39 mld annui.

Il richiamo nel DDL alla prevenzione della violenza e alla protezione delle vittime nel procedimento penale nei confronti dei responsabile viene richiamato, sia nel rafforzamento dello strumento dell’ammonimento da parte del questore con l’estensione anche ai reati spia o a quelli commessi episodicamente ma alla presenza di minori, che nell’introduzione dell’arresto in flagranza differita per chi viola il decreto di allontanamento ed altre forme di violazioni nonché la stretta sui tempi di emanazione degli ordini di protezione e l’importantissima estensione a 500 m minimi per il divieto di avvicinamento alla persona offesa o ai luoghi abitualmente frequentati con l’introduzione dei braccialetti elettronici. Giova ricordare che proprio grazie a questa misura in Spagna sono stati ridotti ai minimi termini i femminicidi legati al cosiddetto “ultimo appuntamento”.

D’altronde il fatto che alla vittima verrà data immediata comunicazione di tutte le notizie inerenti le misure cautelari disposte nei confronti dell’autore del reato, anche se in custodia, insieme alla provvisionale a titolo di ristoro anticipato, in favore della vittima, sono chiari segnali di attenzione nei confronti di quest’ultima.

L’importanza nell’attuazione di queste misure, nel rispetto della tutela dei diritti umani che non sono nient’altro che anche i diritti di quel 51% della popolazione maggioritaria, è completata  dall’obbligo nei confronti delle procure di individuazione di magistrati al fine di una specializzazione su questo tipo di reati, in attesa che essi vengano meglio definiti da future leggi che connotino precisamente la violenza domestica sino al femminicidio, senza obbligare la stessa magistratura a continuare a rifarsi a sentenze della corte di cassazione in assenza di una connotazione puntuale dei reati legati alla violenza maschile sulle donne.

Giulia Cecchetin non è morta invano e non possiamo onorare la sua morte urlando contro il patriarcato. Dobbiamo ritrovare un senso di conciliazione nazionale su una cultura di rispetto per le Donne e le Ragazze e delle loro libertà di autodeterminarsi per vedere quelle stesse Donne, che son quelle che si laureano con i voti migliori ed in tempi più brevi, raccogliere il frutto della loro dedizione nel mondo del lavoro come nella società. Dobbiamo farci carico della responsabilità di quei figli che non sono del patriarcato ma figli nostri con i quali abbiamo sbagliato nei comportamenti, nell’esempio quotidiano, nella scarsa attenzione e dialogo. Non ci sono colpe altrui, ma solo responsabilità condivise delle quali farci carico tutti, le nostre, uomini e donne insieme.

Perché tutti i giorni sono il 25 Novembre! fino a quando non arriveremo ad una parità di genere diffusa e forse la recente nomina della Prof.ssa Giovanna Iannantuoni come Presidente della CRUI, Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, dopo 60 anni di dominio maschile di quella carica è un segno che le cose possono cambiare quando volontà, intenti e valori son comuni.

About the author, Claudia Segre

As a financial expert, author, speaker, and the president of Global Thinking Foundation, Claudia Segre believes the only way to build a brighter, more prosperous future is to invest in the financial education of all women and girls.

She uses her platform to fight economic violence, accelerate financial inclusion for women, support female entrepreneurs, and promote the role of fintech in closing the gender gap.

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