Negli Usa svolta grazie alle donne, l’Italia va a marcia indietro

La svolta americana rappresentata dalla riconquista della Casa Bianca da parte dei Dem corre sulle gambe delle donne e del Sud in crescita – Tutto il contrario di quanto avviene in Italia dove la parità di genere ha fatto passi indietro e il Governo si arrocca sullo stato di emergenza.

L’America ha svoltato e basterebbe osservare con attenzione come è cambiato socialmente lo Stato della Georgia, che si è poi dimostrato cruciale nelle elezioni presidenziali, per comprendere la portata del fenomeno. L’altro elemento cruciale per capire il cambiamento che sta interessando la società statunitense si ascrive alle donne, che sono state le protagoniste del voto democratico e dell’esito vittorioso sfociato nella loro folta rappresentanza politica all’interno della nuova amministrazione.

Grazie alle donne e agli Stati del Sud, così cambiati nella compagine sociale, si è creato un patto con la popolazione per un voto ordinato, contato e ricontato certamente, con un enorme sforzo per assicurare un esito certo, nonostante le polemiche. Uno sforzo ancor più eroico se si tiene conto del record di votanti pari oltre 159 milioni (su 239 milioni di popolazione abilitata a votare e 213 milioni registrati). Un record che dimostra che avere istituzioni che funzionano aiuta anche a superare una faida elettorale accesa.

Se confrontiamo i dati delle elezioni del 2016 con solo 157 milioni votanti registrati e votanti effettivi pari a 137 milioni di cittadini, il cambiamento risulta evidente. Perché è la rappresentanza democratica che vince sempre, nonostante le proteste invasive e inaspettate che hanno visto un immediato ripristino dell’ordine in vista del giuramento odierno. Solo osservando il cambiamento sociale, che è stato cruciale per la vittoria di Biden, si può capire quanto gli Stati Uniti avessero bisogno di un Governo inclusivo e non divisivo che sia pronto a svoltare sotto una bandiera che unisce un popolo intero nonostante le recenti manifestazioni di piazza.

Tornando alla Georgia, la sua popolazione è passata da 7,9 milioni a 10,6 milioni di persone dal 2000 al 2019, con una quota di cittadinanza nata all’estero che supera ora il 10%. Mentre i Repubblicani rimangono formidabili nelle aree rurali, un ritratto accurato della Georgia del 21° secolo dovrebbe includere non solo le fattorie di pesche e arachidi, ma anche il tuo mercato degli agricoltori DeKalb, un bazar culinario globale nella periferia di Atlanta con lavoratori provenienti da 40 paesi che attrae immigrati e bohémien borghesi nativi.

Charles S. Bullock III, uno scienziato politico dell’Università della Georgia, inserisce questo Stato in una categoria che comprende anche Virginia, Carolina del Nord e del Sud, Florida e Texas che chiama il “Sud in crescita”, in contrapposizione al “Sud stagnante”, rappresentato da Stati come il Mississippi e l’Arkansas. E sostiene che questo potrebbe essere un modo migliore per pensare al cambiamento della regione, e alla crescente forza dei Democratici in alcune parti di essa, rispetto alla vecchia dicotomia tra gli stati “Deep South” e “Rim South”. Gli Stati del Sud hanno attirato una popolazione etnica e multirazziale, dagli ispanici ad una varietà di cittadini di origine asiatica: coreani, indiani, cinesi. Questi gruppi si sono tutti orientati principalmente nell’area di voto dei Democratici.

Ora l’attenzione si sposta ai primi 100 giorni e la cosa più importante sarà l’impegno draconiano sullo stimolo economico e fiscale legato alla spesa che sarà avviato da Biden e sarà guidato da una Amministrazione fatta di esperti che hanno una grandissima esperienza politica, limitando quei rappresentanti dell’estrema sinistra, che potevano soddisfare le ambizioni di Sanders ma creare problemi all’obiettivo vero di Biden: avere un’Amministrazione moderata fatta di personalità inattaccabili e di grande livello.

Se poi tra i nominati vi sono 3 sottosegretari afroamericani e 3 latinoamericani e un bilanciamento di genere e delle minoranze assolutamente unico rispetto al passato, ciò vuole rappresentare, secondo le parole di Biden, “l’attualità del Paese , perché le persone si vedano tutte rappresentate”.

Nelle prime due settimane ciò che i mercati si attendono come prime misure ci sono: maggiore moderazione su pagamenti dei mutui,  liberalizzazioni su istanze sociali e sulla libera circolazione dei visti, un nuovo piano sulle infrastrutture, un’immediata adesione al Patto sul clima verso COP26 ed un nuovo protocollo emergenziale sul COVID che comprenda sia i vaccini  (almeno 100 ml vaccinati già promessi nei primi 100 giorni), che l’obbligo di rispettare le misure di prevenzione in accordo tra Stato e assicurazioni private. Sicuramente al pacchetto già votato sui 900 miliardi di dollari Usa si aggiungeranno ulteriori risorse, mantenendolo al di sotto dei 2 mila miliardi e con una grande enfasi verso le imprese per 440 miliardi e 350 miliardi di dollari Usa per i governi locali. Priorità che paradossalmente non sembrano presenti nei piani italiani per la ripresa post-Covid, e dove l’Italia sembra puntare ancora una volta soltanto sullo Stato e affini, girando le spalle alle Donne, non dando seguito alle promesse di impegnarsi fattivamente per cambiare la situazione occupazionale e salariale nel Paese.

Italia: mancanza di flessibilità e passi indietro sulla parità di genere non danno credibilità al Governo

Il popolo italiano ha dato grande prova di adattamento e di adeguamento all’emergenza ma non si può chiedere l‘impossibile di fronte ad una grave recessione dimostrando di non avere appreso nulla in un anno: i posti di emergenza intensiva che son incrementati marginalmente rispetto alle promesse; l’assenza delle cure per i positivi asintomatici lasciati liberi di contagiare che non ha aiutato; la sottovalutazione della seconda ondata e delle esigenze infrastrutturali per supportare il piano vaccini; il fallimento del triage e della APP Immuni, ed infine la zona rossa decretata nella Regione Lombardia, che rappresenta il cuore economico e pulsante del Paese, invece di dare flessibilità alle attività produttive ed ai lavoratori limitando solo le restrizioni agli over 70, visto che oltre l’85% dei morti è proprio legato a questa fasce d’età 70-90. Una fascia d’età che ha la priorità sui vaccini.

L’esito di questo anno è un Governo che si arrocca sullo stato di emergenza e presenta un Piano Nazionale per la Ripresa (PNRR) e la Resilienza Next Generation EU basato apparentemente su tre pilastri – Donne, Giovani e Mezzogiorno – ma pieno di incongruenze e incentrato sullo Stato più che su un’alleanza vincente tra Stato e Privati per riportare competitività e produttività e che in Francia, Spagna, Portogallo, Germania ed anche negli Stati Uniti d’America stanno facendo la differenza.

Cittadini, imprese così come Comuni, Regioni e terzo settore sembrano tagliati fuori dal PNRR o relegati a poche righe che passano anche nell’export e nell’Industry 4.0 dalle imprese statali. Inutile pure cercare nelle poche pagine del piano dedicate al turismo un progetto chiaro sul rilancio di una componente cruciale del nostro PIL.

Ma la delusione più grande emerge proprio su quegli aspetti riguardanti la parità di genere dove si sa, le urgenze sono legate alla sottoccupazione femminile, soprattutto al Sud, alla mancanza di servizi adeguati alle famiglie partendo dagli asili nido, per non parlare dell’assenza di misure definitive sulla parità salariale che siano coerenti con i diritti costituzionali.

Solamente il 2,3% del totale è stato destinato alla parità di genere; mentre per l’imprenditoria al femminile poco meno di 400 milioni di euro, confermando quindi quella tendenza all’arretramento dell’impegno del Governo su questi temi già ampiamente descritta dal Rapporto Asvis 2020 nel descrivere i passi indietro fatti nel raggiungimento di una uguaglianza di genere,  che nella fotografia del World Economic Forum ci vede scivolare al 76esimo posto dal 70esimo, su 145 Paesi.

Ma la cosa più eclatante è la completa dissociazione dalla realtà di un Paese afflitto da un dividendo demografico negativo dove la denatalità ha un impatto sul PIL come sul sistema di welfare ed ancora una volta si lega a chi paga le tasse e mantiene il sistema in piedi, cioè le imprese e quei privati verso i quali non vi è stata alcuna valutazione lungimirante oltre un merso assistenzialismo che un anno fa erano una misura di urgenza ora diventano un boomerang.

Così davanti ad un’occasione unica per la storia del nostro Paese data dai fondi europei destinati ad uscire dalla recessione ingenerata dalla pandemia la risposta della politica italiana non contraddice ciò che abbiamo subito negli ultimi 25 anni, ben raffigurato da numeri impietosi: 16 Governi con 10 Premier e 617 giorni di durata media mentre in Francia e Spagna si son succeduti 5 Premier ed in Germania 3 Cancellieri!

A pagare il prezzo della bagarre politica, lontana  dallo spirito di servizio, e sempre più legata ad una visione opportunistica sull’uso dei fondi europei, ci sono le Donne italiane prima di tutto e con loro le famiglie e il terzo settore, proprio quelle le leve sociali sulle quali la maggior parte dei paesi UE e gli Stati Uniti d’America hanno fondato i loro piani di rilancio economico.