Caos totale per la rupia indiana

Dicembre

29

by Claudia Segre // in

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La decisione del Primo Ministro indiano Modi di “rottamare” il 90% della moneta cartacea circolante ha di fatto sconvolto un Paese che fino a un mese fa era considerato il più convincente sfidante all’egemonia commerciale cinese nell’area asiatica del Nord.

Modi ha colto al volo i venti globali di lotta al contante , ( che vedono in Larry Summers uno dei maggiori fautori del tema), per smorzare la morsa della corruzione  e di un’economia sommersa, o blackeconomy, che grava sul PIL di un Paese di tali dimensioni  in termini di “bribeTax” con un peso sempre più crescente,  pari al 25% secondo McKinsey. In pratica per combattere piaghe come l’evasione fiscale e la contraffazione ha messo fuori corso con effetto immediato ed ha posto un limite alla circolazione dei biglietti da 500 (circa $7,50) e 1000 rupie indiane (circa $15), che rappresentano l’86% del circolante, imponendo ai suoi cittadini di concambiarle entro il 30 Dicembre 2016 presso uffici postali o bancari.

 

La campagna sulla demonetizzazione mette in evidenza la convenienza del ricorso ai pagamenti elettronici più veloci e convenienti certamente ma evidentemente anche più monitorabili. Ma probabilmente non si e’ valutato appieno l’impatto di questa decisione che sta gravando maggiormente sulla popolazione rurale e a più basso reddito nonché poco bancarizzata.Con il 98% delle transazioni legate ai consumi che avvengono in contante , in assenza  di una rete diffusa di “bancomat” (ATM)  e di una distribuzione capillare di carte di credito e affini , “plastic money”, ovviamente quei 600 milioni di indiani senza un conto corrente bancario son stati preso dal panico totale che si e’ diffuso a livello sociale e finanziario come un devastante monsone finanziario.

Tenendo conto poi che la piaga della malnutrizione riguarda ancora circa 200 milioni di indiani secondo la FAO e la sicurezza sul raggiungimento di una soglia di sopravvivenza diffusa ,come fu ottenuta tempo fa in Cina, dipende ancora da un fattivo impegno governativo che ,se sin dagli anni ’90 della liberalizzazione dell’economia ha visto la produzione di riso raggiungere il 20% della produzione mondiale, si rivolge ancora ad un  60% della popolazione impiegata nel settore agricolo che conta non piu’ di un quinto del PIL del Paese.  Infatti e’ il settore dei servizi a farla da padrone attualmente coprendo  il 57% del PIL ,con una crescita del 9% all’anno negli ultimi tre anni, una delle crescite più rapide del pianeta nel settore, un dato non sufficiente e legato ad una minoranza abbiente .

Un effetto immediato socialmente si e’ visto addirittura nei numerosissimi matrimoni cancellati ed annullati , per non parlare economicamente  nell’indice del settore manifatturiero sceso in Novembre  al 52,3% dal 54,4% in Ottobre. Per non parlare della correzione del mercato azionario crollato sotto la media a 200 giorni e che ha tentato alla fine di Novembre un timido recupero dai minimi raggiunti la settimana prima.

Da ciò si deduce anche uno degli elementi che hanno fatto da acceleratore al crollo delle quotazioni in oro ed al mancato rimbalzo atteso dopo la rottura di livelli tecnici considerati cruciali, dato che gli indiani hanno sempre prediletto l’oro le cui transazioni avvenivano tradizionalmente e sempre “in nero” …..d’altro canto cellulari Apple  IPhone, Rolex e beni di lusso son diventati facile sponda per cercare di smaltire carta moneta da parte dei più abbienti.

Il Primo Ministro forte del calo dei prezzi dei beni alimentari e di un’inflazione al 3.9% a ridosso del target di Governo del 4% ha messo in conto un impatto sul PIL ed ha raddoppiato gli sforzi sui programmi di sostegno al lavoro nelle zone rurali . Coerentemente la Banca Centrale ha mantenuto i tassi invariati ad inizio Dicembre in attesa l’onda d’urto delle decisioni veda una  stabilizzazione del   sistema monetario, ma i piani di sostegno economico necessitano di tempo per produrre risultati mentre il prossimo anno le elezioni locali presenteranno il conto al Governo. Così l’India, un altro astro  e punto di riferimento delle scommesse di portafoglio sui Paesi emergenti per il 2017 rientra nella bolla del rischio politico e degli effetti di nuove vie di fare politica e gestione di sostenibilità economica in un’economia mondiale  sempre più lontana dallo spirito originario della globalizzazione e decisamente posizionata sulla difensiva.

 

 

About the author, Claudia Segre

As a financial expert, author, speaker, and the president of Global Thinking Foundation, Claudia Segre believes the only way to build a brighter, more prosperous future is to invest in the financial education of all women and girls.

She uses her platform to fight economic violence, accelerate financial inclusion for women, support female entrepreneurs, and promote the role of fintech in closing the gender gap.

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