Erdogan in bilico, Turchia a rischio caos

Ottobre

16

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Nonostante le incursioni degli aerei russi nella vicina Siria gli Stati Uniti d’America hanno ritirato le batterie dei missili Patriot posizionate nel SudEst del Paese, per farle rientrare su territorio americano. E così a nulla è valso l’appello della Turchia alla NATO di fronte al peggioramento del conflitto siriano e soprattutto dopo i sanguinosi attentati terroristici che dalla scorsa estate si son susseguiti a discapito delle opposizioni al partito dell’AKP del Preisdente Erdogan.

Con le elezioni alle porte, previste per il 1° novembre, e l’assenza di rivendicazioni credibili nella recente strage di oltre cento giovani dimostranti, il Paese è stato colpito nella sua capitale nella totale inefficienza degli apparati di difesa e sicurezza interni.

Un tempo in Turchia si diceva che l’Oriente incontrava l’Occidente in un ponte ideale di vicinanza culturale e politica data l’appartenenza del Paese alla NATO, ma ora resta la consapevolezza di quanto i giochi geopolitici mediorientali – portati alle estreme conseguenze dall’azione dirompente dell’ISIS – abbiano risucchiato le speranze turche di un affrancamento nello scenario globale dei Paesi che contano.

In aggiunta, le basse riserve valutarie, le esigenze di rifinanziamento del debito, i problemi valutari delle Corporates a causa della volatilità della divisa e i pessimi dati macro su deficit e inflazione restano tutte variabili critiche e urgenti per un prossimo governo. La debolezza della divisa si protrarrà sin dopo le elezioni (le seconde di quest’anno), e cioè sino a quando non si arriverà a un chiarimento del quadro politico.

Il rapporto ambiguo tra i governanti turchi e l’ISIS ha presentato il conto nel peggiore dei modi e l’insistente repressione a scapito dei curdi non trova una sponda credibile nelle accuse rivolte al PKK, il partito armato curdo. La repressione interna verso le minoranze non solo curde e verso il dissenso che passa dalla carta stampata e via “social” ha visto autorevoli firme del giornalismo e blogger finire in carcere come mai era successo nella storia laica e secolare del Paese.

La reazione sul livello dei credit default swap per ora non si è vista dopo i massimi toccati a fine settembre a 300 punti base ma sicuramente Moody’s e S&P, due delle principali case di rating, che già hanno un outlook negativo sul Paese, potrebbero far scendere la Turchia sotto l’investment grade nei prossimi tre/sei mesi. Intanto i flussi di investimento dall’estero (FDI) che sino all’anno scorso coprivano l’80% del deficit di parte corrente ora arrivano a coprire solo il 46%, e ciò significa che aumenta il rischio di un ulteriore deprezzamento della divisa piuttosto che un’erosione ulteriore delle riserve valutarie sotto i 100 mld di euro.

Il Cancelliere tedesco Angela Merkel sarà in Turchia il prossimo 18 ottobre per discutere del problema del terrorismo, la situazione siriana e la crisi dei rifugiati ma la vera priorità sarà cercare di assicurarsi i presupposti di una futura tenuta del sistema politico e l’ordine costituzionale. E’ indubbio che la Turchia sia importante per la stabilità della regione mediorientale ma nessuno potrà sollevarla dalle deficienze economiche strutturali accumulate nell’ultimo anno dal governo Erdogan troppo impegnato nel tentativo di trovare nuove alleanze in politica estera e quindi distratto sulla politica interna, se non per il condizionamento esercitato sulle opposizioni e le loro attività sul territorio o attraverso i media.

Difficilmente Erdogan si accontenterà di un ruolo presidenziale limitato alla rappresentanza cerimoniale ma potrebbe perlomeno rivedere positivamente l’impegno ad un processo di pacificazione nei confronti dei curdi e di accordo politico anche con il PKK. La cooperazione politica è l’unica strada per un governo di unità nazionale che non si è realizzato dopo le elezioni di giugno ma potrebbe formarsi dopo quelle di novembre. Purtroppo però le posizioni son molto lontane ed Erdogan con il suo AKP non pare ancora pronto a un passo indietro per il bene del Paese.

About the author, Claudia Segre

As a financial expert, author, speaker, and the president of Global Thinking Foundation, Claudia Segre believes the only way to build a brighter, more prosperous future is to invest in the financial education of all women and girls.

She uses her platform to fight economic violence, accelerate financial inclusion for women, support female entrepreneurs, and promote the role of fintech in closing the gender gap.

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