Test europeo in Serbia : tra nazionalismo e ambizioni UE

Novembre

11

by Claudia Segre // in

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Dopo le parole della Yellen e le certezze sul prosieguo del tapering, il rallentamento cinese e la volatilità delle divise emergenti con allegate svalutazioni si è riaperta una fase di risk off che parte da una rivalutazione di certi settori maggiormente esposti a queste situazioni e delle relative corporates, sia Usa che europee. E se non bastasse il permanere di crisi politiche come quella in Turchia ed Ucraina, più recentemente anche in Serbia.

A poche settimane dall’apertura ufficiale delle trattative per aderire all’Ue e diventarne il 29esimo membro, i recenti disordini hanno riacutizzato le paure sulla variabile Balcani.
I problemi della Serbia sono gli stessi che già avevano ritardato l’entrata e messo sotto stretto monitoraggio Bulgaria e Romania: corruzione e burocrazia soprattutto.

Conclusione dei negoziati attesa entro il 2019 e rapporti con l’UE in rafforzamento, l’interscambio Ue ha raggiunto il 62.2% sulla bilancia commerciale serba, tanto che nel 2013 l’Italia si è confermata principale partner commerciale sia sul lato export che import.

Son passati due anni da quando l’avvicinamento all’Europa aveva inciso positivamente sui flussi di investimento diretto e purtroppo da giugno il Paese ha sperimentato, come molti altri Paesi emergenti, un deflusso di capitali che ha deprezzato la divisa locale, il dinar, che resta quindi sotto pressione.
Il merito creditizio del sistema bancario è valutato alla stregua di una B singola ed è particolarmente sensibile non solo agli andamenti dei flussi di portafoglio che hanno lasciato il Paese, ma anche alle sorti della crisi bancaria della vicina Slovenia.

Infatti solo due mesi fa il Governatore della Banca Centrale ha sbloccato 5 miliardi di euro per supplire alle esigenze delle otto principali banche, la cui ricapitalizzazione impatterà direttamente sull’indebitamento pubblico portandolo a superare il 75%.  Il Governo sloveno ha così dovuto avviare misure drastiche di risanamento tra cui un imponente piano di privatizzazioni.

Inoltre, come in molti altri Paesi emergenti, le banche serbe hanno elargito prestiti in euro in abbondanza ed attualmente rappresentano il 75% del totale, senza effettuare nessun intervento sistematico su un livello di NPL a ridosso del 20%, quindi 5 volte la media dei Paesi avanzati più virtuosi.
Da questo punto di vista la Serbia dopo aver vissuto la fase favorevole della delocalizzazione, basta ricordare l’impianto Fiat aperto nel 2010, sembra essersi arenata sulle sue fragilità perdendo l’aggancio con i Paesi periferici europei e quest’anno pare l’anno cruciale, e non solo per il rinnovo degli aiuti del FMI e per frenare l’erosione del merito creditizio sovrano, ma soprattutto per le imminenti elezioni che fanno da prologo a quelle europee di più ampio respiro.

Con un deficit gemello, sia di bilancio che delle partite correnti, e inflazione e disoccupazione ancora elevate, queste elezioni anticipate del 16 marzo vedono fronteggiarsi il leader del Partito Democratico della Serbia Kostunica, anti europeo e anti Nato, che vorrebbe avvicinarsi alla Russia e quindi all’area Euroasiatica, ma che non dovrebbe superare il 7% con la coalizione di Governo formata dal Partito Nazionalista Serbo (SNS), il Partito Socialista (SPS) e l’Unione delle Religioni (URS).

Il peso di questa opposizione fortemente anti europeista potrà dare una prima indicazione sulla temuta riscossa degli euroscettici che preoccupa numerosi Governi europei in uno scenario ove i rapporti tra Europa e Russia sono già stati messi alla prova con i fatti in Ucraina e da quando lo scorso novembre si sono gettate le basi della Partnership Regionale (EaP) tra UE e Paesi dell’Est.
Infine l’annuncio del decennale portoghese, nonostante il forte trend rialzista in corso, rischia di rovinare comunque i piani di nuove emissioni di Stato che in questo contesto vedono la Serbia alla stregua dei Paesi emergenti in maggiore difficoltà più che ad un futuro membro virtuoso dell’Ue.

About the author, Claudia Segre

As a financial expert, author, speaker, and the president of Global Thinking Foundation, Claudia Segre believes the only way to build a brighter, more prosperous future is to invest in the financial education of all women and girls.

She uses her platform to fight economic violence, accelerate financial inclusion for women, support female entrepreneurs, and promote the role of fintech in closing the gender gap.

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