Doccia scozzese per la sterlina e i Gilts?

Settembre

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A poche settimane dal voto sull’indipendenza scozzese la volatilita’ sulla sterlina GBP/USD  si mantiene ancora a livelli modesti se comparata a quella dell’EURUSD, e nonostante il movimento ribassista dell’euro.Il che contrasta con la visione della maggior parte degli analisti che in caso di una vittosia del si vedono il prevalere di acquisti di dollari Usa rispetto al’’euro.

D’altro canto in Inghilterra si fanno i conti con un’ eventuale risultato a sorpresa e se ne misurano gli effetti economici. La ripresa del mercato del lavoro e’ uno dei fattori trainanti sul PIL inglese con un PIL atteso al 3.2% per quest’anno. Con la disoccupazione scesa al 6.4% e l’aumento dei tassi in atto , che potrebbero arrivare  gia’ all’ 0.75% nella prima parte del 2015. il Regno “ancora “Unito si distingue nettamente dall’UE e prende il largo anche sugli Usa.Tutti segnali per un ulteriore rafforzamento della sterlina rientrata pero’ attualmente a lambire i livelli di inizio anno. La corsa dell’economia inglese resta sostenuta  e si possono  addirittura notare  effetti che iniziano ad evidenziarsi sull’inflazione , rientrata dal 2.9 al 2.8%, e che mostra un problema diametralmente opposto a quello europeo , per la difficolta’ di riportarsi sull’obiettivo target del Governo al 2%.Svaniscono cosi’ in parte le paure che la bolla immobiliare possa fare il pari con un caro petrolio mai manifestatosi nonostante le tensioni geopolitiche .

Il Governo inglese pero’ non raccoglie ampi consensi nonostante i molteplici sforzi e le importanti decisioni sulla fiscalita’ per l’incapacita’ di ridurre la spesa governativa e  sta perdendo spunto sia sul lato interno che della politica estera. Cominciando dal programma di sostegno di credito alle imprese detto “Funding for Lending” che non solo non  ha raggiunto gli obiettivi attesi e favorito le solite banche note , Lloyds Banking Group in primis. Nella lotta ai jihadisti poi Cameron ha cercato di recuperare dopo gli evidenti ritardi dei servizi segreti britannici ad arginare i flussi di militanti estremisti verso i Paesi ove l’ISIS e’ operativo e semina terrore e nel guidare una missione a tutela delle popolazioni minacciate di sterminio nell’area tra Siria e Iraq.

Un Premier in affanno lo si nota anche da un inusuale ingerenza in fatti apparentemente marginali ma di presa populista come la strenua difesa dei genitori che recentemente avevano rapito il figlio malato da un ospedale inglese.

Il recente dibattito televisivo  tra il leader scozzese pro indipendenza Alex Salmond e il Cancelliere dello Scacchiere Alistair Darling  e’ stato vinto nettamente da Salmond che ha focalizzato il suo intervento sull’opportunità di una divisa indipendente e le entrate attese dai giacimenti inglesi nel Mare del Nord, che per l’appunto si trovano in territorio scozzese.

La tensione si percepisce quindi chiaramente non solo sulla divisa ma anche e soprattutto sui mercati finanziari inglesi dai Gilt che restano sotto pressione alle azioni piu’ esposte come nel caso delle banche inglesi quali: RBS, Lloyds e TSB . L’ipotesi di una costruzione a nuovo di un’infrastruttura finanziaria scozzese porteranno ad inevitabili costi e cambiamenti strutturali anche per l’organizzazione interna operativa e tecnica delle stesse.Ma si fa sempre piu’ insistente l’ipotesi che piu’ che un’altra divisa la Scozia potrebbe addirittura scegliere per l’euro. Piu’ nel dettaglio poi occorrerà verificare anche il polso degli investitori e se saranno disponibili a sottoscrivere ad esempio titoli obbligazionari di Stato o delle corporates scozzesi emessi sulla base normativa specifica aldifuori da quella inglese. Insomma le complicazioni sui mercati finanziari appaiono non insormontabili ma evidentemente non trascurabili sotto tutti i punti di vista .Per non parlare sulle partecipazioni statali e le ricadute sui rating delle stesse banche e corporates.

Sicuramente l’incertezza non piace in generale agli investitori  e un SI alla libera Scozia aprirebbe a negoziazioni che si sommerebbero al preludio di una campagna elettorale per le prossime elezioni generali in UK che gia’ si prevede dai toni molto accesi. Secondo report recenti circolati nelle sale operative la misura dell’8% del PIL britannico e’ poca cosa rispetto agli impatti economici e finanziari totali che una secessione porterebbe e quindi non stupisce la strategia difensiva attivita’ dalla fine del mese di Agosto da alcuni fondi che stanno spostandosi ulteriormente sul dollaro usa abbandonando una sterlina che resta forte ormai gioco forza solo sull’euro.Il suono della cornamusa si fa sempre piu’ vicino e minacciosonella City, “no bother Jimmy”….

About the author, Claudia Segre

As a financial expert, author, speaker, and the president of Global Thinking Foundation, Claudia Segre believes the only way to build a brighter, more prosperous future is to invest in the financial education of all women and girls.

She uses her platform to fight economic violence, accelerate financial inclusion for women, support female entrepreneurs, and promote the role of fintech in closing the gender gap.

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