India e Turchia in affanno

Novembre

22

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Con le banche centrali impegnate a ridurre la volatilita’ sulle loro divise e a sfruttare la ripresa dei flussi verso i fondi specializzati dopo oltre tre mesi di deflussi causati dalle paure sul tapering Usa, ecco che le decisioni Usa vengono incontro ad una moderazione degli eccessi evitando nuovamente un braccio di ferro da guerra valutaria BRICS contro G7.

E se e’ vero che i flussi tornano soprattutto verso il SudEst asiatico  e Latam , per alcuni  Paesi CEE, il Medio Oriente e l’India, crescono le perplessita’ e le necessità di porre dei distinguo ben chiari soprattutto sulla scelta delle local currency.

Intanto la Banca centrale indiana il 23 settembre  ha sorpreso il mercato con un rialzo del repo rate di 25 bp de una riduzione di 75 bp della Margin Standing Facility, incrementata di ben 300 bp dal precedente Governatore a Luglio, con l’intento di ridurre l’inflazione al target del 5% . La Borsa indiana, cosi’ come le altre borse asiatiche ,  ha reagito malamente mettendo a segno la peggior perdita giornaliera dell’ultimo quadrimestre .Le banche hanno guidato la correzione a fronte di una prospettiva di margini ridotti e di un impatto sulla crescita poco favorevole agli investimenti ed evidentemente superiore ai benefici attesi sul lato inflazione. Dopo la correzione subita dalla divisa e dai mercati finanziari indiani piu’ di recente il Governatore della Banca Centrale Rajan ha sottolineato la necessita’ per il Paese di avviarsi ad una stabilizzazione dei parametri macro prima che la riduzione delle misure accomodanti da parte della Fed vengano ridimensionate.

Dopo il minimo storico toccato agli inizi di Settembre , con una perdita da inizio anno oltre il 20%, la rupia ha cercato un minimo di riscossa recuperando qualche posizione ma e’ indubbio che i deflussi per 10 mld di dollari Usa sui titoli domestici difficilmente rientreranno solo per un rialzo dei tassi. Infatti i problemi strutturali restano e su questi gli investitori mostrano le maggiori perplessita’ anche se e’ evidente che che vedremo ancora rialzi sul repo rate nei prossimi 6 mesi.IL Trade off da valutare sul mercato indiano resta poi legato anche al ritorno possibile sul trend dell’export che la svalutazione della divisa certamente aiutera’ ma con tempistiche che intanto vedono la banca cntrale alle corde e con il rischio di inatccare le riserve internazionali , che comunque restano ingenti. I rischi ulteriori son poi legati all’andamento degli FDI perche’ gli investimenti di lungo termine nel Paese si scontrano con il permanere di un livello di burocrazia e corruzione sempre molto elevato al quale il Governo non e’ riuscito sinora a porre correttivi importanti , in un momento nel quale gli effetti della globalizzazione sulle spinte delocalizzatrici stanno venendo meno per molti Paesi emergenti. Stesso atteggiamento si riscontra sull’assenza di una politica energetica atta a riportare la “bolletta energetica” a livelli maggiormente sostenbili e sui dazi sull’oro arrivati con ritardo e con il rischio di rappresentare un boomerang sulla naturale predisposizione degli indiani ad accumularlo per combattere lo spettro inflazionistico.

Stesso occhio di riguardo deve essere posto per la Turchia per la quale si uniscono istanze geopolitiche alle recenti difficoltà del Governo Erdogan che dopo aver perso le Olimpiadi 2020 continua a fronteggiare un dissenso interno crescente, nonostante il giro di vite seguito ai disordini di piazza di Giugno. Restiamo in attesa dei dettagli del Piano di Democratizzazione promesso dal Premier e come sara’ accolto non solo dalla popolazione ma anche dalle minoranze, come quella curda che ha sollevato diverse istanze di riconciliazione, ma che non nega la  cooperazione con i curdi siriani. Questi ultimi rappresentano circa il 10% della popolazione siriana e sono localizzati al confine con la Turchia in una zona ricca di giacimenti petroliferi, ed attualmente forniscono ribelli e governativi indifferentemente .La creazione di un Kurdistan che unisca le anime irachene , siriane e turche di questa etnia non son viste  con favore da Erdogan che dovra’ quindi venire a patti con il PKK .  Anche qui Banca  Centrale in evidente affanno nonostante i buoni dati del secondo trimestre su crescita e consumi ma decisamente preoccupata per una inflazione ben oltre l’8% , rispetto ad un target dichiarato del 5%. Anche se si e’ avviato un rialzo dei tassi di 75 bp le tensioni si sono rinnovate sul mercato repo mentre la Borsa e’ in negativo dell’8%. Una situazione quella dell’interbancario e dei mercati domestici che si riflette anche sulle banche che con l’impennata dei rendimenti sui titoli di stato, raddoppiatisi sul due anni e d una discesa della lira turca superiore al 12% rispetto a inizio anno mettono sotto pressione la banca centrale costretta ad intervenire piu’ volte nei mesi scorsi.

Così mentre rublo russo e  peso messicano volano sostenuti dal consenso degli investitori esteri, per India e Turchia le incognite legate sia al deficit di bilancio che alle carenze politiche limitano le possibilita’ di recupero per una stagione dei mercati emergenti entrata in una fase nuova di investimenti estremamente attenti e oculati come non mai su rischio politico e valutario, onde evitare di vedersi erodere redditivita’ che a volte restano solo apparenti.

About the author, Claudia Segre

As a financial expert, author, speaker, and the president of Global Thinking Foundation, Claudia Segre believes the only way to build a brighter, more prosperous future is to invest in the financial education of all women and girls.

She uses her platform to fight economic violence, accelerate financial inclusion for women, support female entrepreneurs, and promote the role of fintech in closing the gender gap.

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