Tassi USA, che paura

December

16

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Impossibile deludere i mercati per Janet Yellen. Infatti, oltre ad un atteso e già scontatissimo rialzo di 25 punti base dei tassi Usa, dovrà solo convincere il mercato che il 2016 vedrà un approccio graduale: le attese sono per tre rialzi e quindi per 75 bp ulteriori per la fine del 2016. Toni morbidi quindi, ma non solo. La Yellen potrebbe anche avere la lungimiranza di rivedere il target di inflazione alla luce della constatazione del fatto che il petrolio non gioca più un ruolo cruciale nelle componenti inflattive. Anzi, non lo giocherà più per un bel pezzo, stante le previsioni di prezzi del petrolio sotto i 50 dollari per tutto il prossimo anno.

Così avremo il primo rialzo dei tassi dal 2006 a ricordarci che la crescita economica americana c’è, ed è certamente più tangibile in prospettiva di quella europea; ciò che è mutato radicalmente, però, è lo scenario di fondo sui quali gli investimenti dei fondi e delle “mani forti” si muovono.

La spirale deflazionistica innescata dal crollo dei prezzi energetici e delle commodities sta creando un vortice nel quale sono caduti per primi i mercati emergenti e ora, dopo l’ultimo scandalo della Third Avenue, pure gli High Yield americani, vittime di una volatilità che diminuisce l’impegno dei market maker nel garantire quotazioni efficienti.

Con un mercato primario condizionato dai tassi negativi europei (e non solo) e le Corporates più inclini che mai all’indebitamento bancario rispetto al ricorso al mercato, se si aggiungono gli stringenti limiti che le normative pongono sulla vendita dei prodotti più complessi o rischiosi, pare evidente che i segmenti disponibili per collocare l’enorme liquidità presente sul mercato si riducano.

Dalla pendenza della curva dei titoli di Stato americani già si può notare una certa anticipazione di questo innesco micidiale di tassi al rialzo negli Usa. Il problema è che sta avvenendo in un contesto globale tremendamente fragile.

Bloomberg arriva addirittura ad ipotizzare la concomitanza di 10 cigni neri in un articolo intitolato: “Guida pessimistica al Mondo nel 2016” che sciorina fatti e avvenimenti che fanno impallidire i Cavalieri dell’Apocalisse. E lo fa mettendo in ordine tutte le paure che in questo 2015 hanno creato il presupposto per un dicembre a tinte fosche. Per citarne solo alcune: dal rimbalzo repentino del petrolio che “castrerebbe” le più rosee ipotesi sulla crescita economica dei Paesi del G7, alla Brexit, per non parlare di un attacco digitale in grande stile contro il sistema bancario internazionale fino ad un netto peggioramento della crisi degli immigrati in Europa.

Con un approccio realistico, basterebbe venire a patti con un ridimensionamento delle sanzioni verso la Russia, piuttosto che rilevare qualche segnale positivo dall’economia cinese (dopo le misure draconiane messe in campo dal governo) per mitigare almeno qualcuno dei cigni neri che incombono su un anno che ci spaventa prima ancora del brindisi di Capodanno.

C’è da augurarsi perciò che la signora Yellen faccia attenzione a modulare bene le parole perché il mercato si muove su sensibilità estreme che tengono in conto quanto diceva nel suo trattato “Della guerra” il generale Von Clausewitz: “Tanto più lo scopo della guerra verrà a coincidere con il fine politico e tanto più puramente militare e meno politica sembrerà la guerra”. Una frase che in un anno di elezioni politiche negli Usa diventa quasi profetica…

About the author, Claudia Segre

As a financial expert, author, speaker, and the president of Global Thinking Foundation, Claudia Segre believes the only way to build a brighter, more prosperous future is to invest in the financial education of all women and girls.

She uses her platform to fight economic violence, accelerate financial inclusion for women, support female entrepreneurs, and promote the role of fintech in closing the gender gap.

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