Brexit sempre di più una mina vagante

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La May è in gravissima difficoltà in casa dopo la bocciatura del Piano Chequers e a sei mesi dalla data ufficiale dell’avvio di Brexit nessuno sa ancora come andrà a finire – Ci vorrebbe la ripresa un nuovo compromesso tra Londra e l’Europa ma le debolezze della Merkel e di Macron rendono ancora più complicato il quadro generale.

Che in Europa l’ala sovranista avesse messo in difficoltà l’Ue era evidente, ma ora sono troppe le variabili che minano il cuore della politica europea. La cancelliera tedesca Angela Merkel è in seria difficoltà: prima l’umiliazione di vedere un importante alleato come Voljer Kauder perdere il ruolo di capogruppo della CDU/CSU al Bundestag, poi le immagini della conferenza stampa di Merkel con Erdogan, che assiste impassibile e sorridente alla defenestrazione dalla sala stampa di un giornalista turco colpevole di indossare una innocente maglietta con scritto “Libertà per i giornalisti”.

La debolezza della cancelliera tedesca in questo ultimo mandato era chiara a tutti fin da quando quest’estate ha sacrificato Jens Weidmann, il falco a capo della Bundesbank, sull’altare della realpolitik, per spostarlo come un pedone scomodo dalla candidature per la Bce alla Presidenza della Commissione Ue, caldeggiando la candidatura in Bce di Barnier, il negoziatore della Brexit, sempre che la Brexit non diventi un problema più grande di ciò che (non) stanno scontando i mercati.

Mai come in questo momento la confusione regna sovrana, soprattutto dopo che il 26 settembre il Congresso del Partito laburista ha votato la mozione del suo Ministro ombra per la Brexit, Keir Starmer, che sta cavalcando un dissenso sull’uscita dalla Ue cresciuto nel partito a due anni dal referendum delle beffe. La situazione appare paradossale, perché il 90% dei laburisti iscritti al partito ora vorrebbe restare nell’Unione Europea (questo l’esito di un sondaggio Yougov), un dato ben lontano da quel 35% che aveva determinato la frattura interna al partito.

Mancano sei mesi alla data ufficiale per la Brexit e Theresa May è in grave difficoltà dopo che il Piano Chequers è stato rifiutato da Strasburgo il 19 settembre. Il giorno stesso del grande rifiuto, con gli investitori che si sono ritrovati davanti ad un foglio bianco, il mercato ha subìto la peggiore perdita degli ultimi 15 mesi.

La Conferenza dei Conservatori si è aperta il 30 settembre con una May spettrale e gli iscritti pronti ad andare fino in fondo a un divorzio giudiziale ben lontano dall’iter consensuale auspicato della Premier. All’orgoglio dei Tories si contrappone il serio rischio che la Brexit tra gli altri effetti negativi dia il colpo fatale al mercato immobiliare inglese, ma ecco subito spuntare nell’Assemblea bizzarre proposte: da una tassazione immobiliare per gli stranieri a un festival della rinascita della perfida Albione.

Più Merkel e Macron son vulnerabili perché deboli sulla politica interna, più faranno la voce grossa con May per spostare l’attenzione dalle magagne di casa. Ma sulla Brexit non c’è tempo per minuett,i perché il tempo stringe ed esige di limitare i danni per entrambe le parti.

I mercati finanziari riaprono sul caso Italia questa prima settimana di ottobre, che con le incertezze politiche attuali non vede proprio il nostro Paese come un porto sicuro per raccogliere i possibili vantaggi dal divorzio con Londra, e anche gli sforzi per un distretto fiscalmente agevolato per Milano nulla possono di fronte alla competizione di Madrid, Dublino, Parigi, Francoforte e Amsterdam.

Ci aspetta un trimestre denso di instabilità finanziaria, perché lo scenario “NO DEAL” sicuramente non è ancora stato correttamente prezzato dai mercati e né la Gran Bretagna né l’Ue sembrano pronte a riprendere le redini di un compromesso necessario ma che nessuno può permettersi.

 

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