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Il mercato delle criptocurrency , che annovera tra le più famose Bitcoin e Ethereum, ha superato i 500 mld di dollari Usa di “capitalizzazione” gettando polvere su nomi di elevato prestigio come il colosso  Berkshire Hathaway Inc. guidato niente di meno che da Warren Buffet!!

Qui la notizia , ed anche l’inizio di una certa confusione perché parlare di capitalizzazione su uno strumento virtuale e’ un po’ tirato come confronto con un mercato azionario che anche di fronte ad attività con “asset” intangibili , come nel caso di alcune realtà digitali del Nasdaq e delle azioni FANG (Facebook , Amazon, Netflix e Alphabet’s Google), comunque si riferisce ad attività imprenditoriali che hanno un ritorno certo sull’economia reale di un Paese.

A Dicembre abbiamo visto il lancio del primo futures sul Bitcoin da parte del CBOE, al quale seguirà il lancio di un futures del  rivale CME , con margini di garanzia alle transazioni raddoppiati oltre il 40%,  per scommettere sulle posizioni “short” allo scoperto , soprattutto dedicato agli investitori istituzionali, che hanno subito messo a segno performance record anche se con volumi molto altalenanti ad  alimentare  un dibattito che nelle sale operative si e’ spostato direttamente sulle strategie di investimento.

Cio’ nonostante molti operatori si siano trovati impreparati sulla contrattualistica da sottoporre ai clienti, sulle modalità di regolamento e calcolo dei margini tanto che son molte le banche europee che si tengono ben alla larga dal Bitcoin perché dopo gli ingenti investimenti resi necessari all’adeguamento Mifid2 e Basilea 3 e’ chiaro che introdurre un nuovo strumento in un’architettura finanziaria strettamente monitorata e blindata dalle normative post crisi globale non e’ così semplice immediato rispetto alla maggiore flessibilità nel mondo degli intermediari finanziari anglosassoni , particolarmente negli USA. Tanto che alcuni broker hanno sollecitato i regulators americani a definire una stanza di compensazione separata per le criptovalute per evitare effetti contagio con gli asset tradizionalmente trattati e regolati da norme ampiamente condivise e approvate nella Governance degli istituti finanziari.

Immediata la spaccatura poi tra trader tradizionali e fedeli all’oro giallo e quelli delle nuove generazioni che spostano le posizioni ribilanciando le esposizioni sull’oro verso il Bitcoin e le altre criptovalute che oramai di fatto son state ribattezzate come una nuova commodities “Oro 2.0”.

 

Tra le tematiche poi che caratterizzano uno sviluppo della “Crypro Community” giunta ormai al nono anno dalla nascita e’ senz’altro quello dell’affermarsi di una quota di imprenditoria digitale al femminile importante , come si puo’ notare su entrambi i lati del mercato e a fare la differenza alle recenti polemiche sulla Silicon Valley . E tra offerta e domanda la presenza crescente anche nei Convegni e simposi dimostra un ruolo attivo nella costruzione di un nuovo sistema finanziario sempre più digitale ed in questo caso inclusivo rispetto ad una tradizione che caratterizza il mondo della finanza dove le donne son relegate a ruoli minori soprattutto nei Paesi europei e mediorientali, contrariamente a quelli anglosassoni ed asiatici. Stessa tendenza che si nota anche nei settori dal  venture capital agli incubatori di start up, nonostante le “start  upper” donne in Italia soprattutto son in netta minoranza.

 

Ma l’aspetto fondamentale resta che in un mondo di scambi di denaro caratterizzato da una potentissima  tecnologia come la  Blockchain , questa deve essere a disposizione e non ostacolare la nascita di  una società dove il contante si ridurrà sempre di piu’ e l’attenzione è tutta su l’uguaglianza,  sostenibilità, inclusione  economica e sociale ma soprattutto sulla trasparenza degli scambi digitali che diventeranno predominanti , come già si vede dalla rivoluzione digitale applicata ai pagamenti. Per questo le porte sono aperte alle cryptocurrency solo nella misura in cui non si abbassi la guardia contro la corruzione , il riciclaggio e tutto cio’ che si e’ combattuto per evitare l’imperversare dei paradisi fiscali e per avere una società più giusta. La Blockchain e’ un’opportunità grandiosa , il Bitcoin non puo’ condizionare questa direzione che le società mature stanno intraprendendo per questo necessita di un approfondimento fuori dai facili entusiasmi o peggio dall’illusione di un nuovo Eldorado a spese della società nel suo complesso.

 

Infatti la rapida crescita dei prezzi degli ultimi tre anni , l’aumento della speculazione e l’ampliamento della partecipazione al mercato del Bitcoin per molti rappresentano i segnali di una enorme bolla pronta a scoppiare , nonsi sprecano le analoge con precedenti bolle speculative sino a rinfrescare quella famosa sui Tulipani olandesi che risale al 1630!

E intanto Satoshi Nakamoto, il misterioso “inventore” del Bitcoin se la ride dal suo rifugio dorato “virtualmente” con il suo milione di Bitcoin, sui 21 milioni in circolazione, del valore ben superiore a 15 md di dollari USA, un po’ come il Sig. Bonaventura nell’era della globalizzazione digitale ma con in mano un ammontare superiore della percentuale ferma al 4,3% di oro nelle mani degli USA…

 

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